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martedì 5 febbraio 2013

Meridionalisti Democratici: "Il voto meridionale e meridionalista"

Il sud è così grande che non ha bisogno
dei FALSI MERIDIONALISTI
alleati della Lega Nord
Il voto meridionale e meridionalista

Vi sono essenzialmente tre motivi primari che portano i “Meridionalisti Democratici” a non sostenere nessuna lista elettorale per le prossime elezioni politiche.
Il primo motivo è che nessuna lista elettorale è l’espressione del movimento meridionalista nel suo complesso. Tutte le liste in gara nei nostri territori non sono altro che delle appendici dei partiti nazionali italiani o sono delle accozzaglie di sigle accomunate solo dalla necessità di superare lo sbarramento minimo per essere eletti al Parlamento.

Il secondo motivo è che nessuno dei partiti nazionali propone uno straccio di programma per i nostri territori. Ormai le maggiori coalizioni di centrosinistra, di centro e di centrodestra non fanno altro che proporre frasi trite e ritrite che si basano sul nulla, sul vuoto totale, sulla vacuità di pensiero e di azione nei confronti dei nostri territori. In breve, le coalizioni nazionali sono venute a raccattare il voto dei meridionali per riconfermare un consenso basato sull’assistenzialismo, sul clientelismo, sul malaffare e sulla mala politica, confermando il ruolo subordinato che il Sud dovrà avere nei confronti del resto d’Italia, da vera colonia interna.

domenica 9 dicembre 2012

Comunicato dei Meridionalisti Democratici sulle dimissioni del Primo Ministro Mario Monti

Le diverse correnti nord-centriche della politica italiana hanno deciso che l’esperienza del governo “tecnico” ha cessato il suo ruolo impopolare mirante a rimettere in sesto, almeno parzialmente, i conti malandati dello Stato italiano, attraverso misure restrittive sulla spesa pubblica e un generale rialzo della tassazione diretta e indiretta.


Dal punto di vista del capitalismo nord centrico, le azioni del governo Monti sono perfettamente in linea con un modello economico che mira ad assicurare che il Nord  cosiddetto “produttivo” possa tornare a competere sui mercati mondiali