giovedì 13 novembre 2014

Mauritania: Arrestati attivisti anti-schiavitù

Rilanciamo l'articolo pubblicato dalla Sezione Italiana di  Amnesty International oggi, 13 novembre 2014

Mauritania, nuovo giro di vite contro gli attivisti anti-schiavitù


L'11 novembre 2014 almeno nove noti attivisti contro la schiavitù in Mauritania sono stati arrestati e trasferiti in vari centri di detenzione della città meridionale di Rosso, col divieto di ricevere visite familiari.

Tra gli arrestati figurano Biram Ould Dah Ould Abeid, presidente dell'Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista (Ira) e candidato alle elezioni presidenziali del giugno 2015; Djiby Sow, presidente dell'organizzazione non governativa Kawtal; e Brahim Bilam Ramdhane, vicepresidente dell'Ira.

Le persone arrestate fanno parte di organizzazioni non governative per i diritti umani impegnate contro la schiavitù in Mauritania. Nella settimana che ha preceduto il giro di vite nei loro confronti, avevano girato il paese organizzando incontri pubblici, raduni e letture. L'iniziativa è stata fermata a Rosso quando la polizia ha interrotto una riunione col pretesto che non era stata autorizzata. L'Ira aveva chiesto il permesso ma il governo, con una dichiarazione scritta, l'aveva negato.

"In Mauritania, gli attivisti contro la schiavitù sono soggetti a costanti minacce e intimidazioni. Le loro attività sono vietate o gravemente represse con frequenti arresti. Questo ennesimo giro di vite è una chiara violazione dei diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione" - ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International sull'Africa occidentale.

Alcuni degli arrestati sarebbero stati picchiati dagli agenti di polizia. Poche ore dopo gli arresti, la polizia ha chiuso la sede dell'Ira e arrestato il portavoce dell'organizzazione.

La repressione nei confronti degli attivisti anti-schiavitù è aumentata negli ultimi tempi. A ottobre, quattro esponenti dell'Ira sono stati arrestati nella principale moschea della capitale Nouakchott mentre stavano replicando a critiche espresse contro la loro organizzazione. Sono stati incriminati per aver disturbato la preghiera e incitato alla rivolta. Sono tuttora in stato di detenzione, in attesa di processo.

"Le autorità mauritane devono rilasciare tutti i prigionieri di coscienza immediatamente e senza condizioni e porre fine alle continue minacce e intimidazioni nei confronti degli attivisti contro la schiavitù. È fondamentale che esse rispettino in pieno il lavoro legittimo degli attivisti e riconoscano il loro importante ruolo nel pretendere che il governo dia seguito ai suoi obblighi e impegni sui diritti umani. Il diritto di riunione pacifica è un diritto fondamentale, collegato ad altri diritti come quello alla libertà d'espressione" - ha concluso Mootoo.

Link per leggere l'articolo originale sul sito di Amnesty International

lunedì 10 novembre 2014

La Catalogna vota per l’indipendenza! Il conflitto tra “Stato” spagnolo e “Nazione” catalana diviene caldo!

foto Ansa


Il 23 gennaio 2013, il Parlamento della Catalogna votò con 85 voti favorevoli, 41 contrari e 2 astensioni la "Dichiarazione di Sovranità e del diritto di decidere del popolo della Catalogna". Tale diritto è fondato sui principi di sovranità, legittimità democratica, trasparenza, dialogo, coesione sociale, europeismo, legalità, ruolo principale del parlamento e partecipazione condivisa.

In data 8 maggio 2013, l’omologo della nostra “consulta” a Madrid bocciava la dichiarazione di Sovranità Nazionale della Catalogna. L’istanza di indipendenza veniva comunque subito riproposta al governo centrale madrileno dalla Mesa del Parlament de Catalunya, che con tale atto alzava il livello del conflitto politico-sociale-istituzionale, affermando che la "Dichiarazione di sovranità nazionale" restava comunque vigente, perché espressa dal Parlamento della Catalogna e come tale non annullabile, fino a controprova.

Artur Mas al voto - foto Ansa
Il 12 dicembre 2013, in conferenza stampa presso il Palau de la Generalitat de Catalunya, il Governo di Catalogna rappresentato da Artur Mas, annunciò data e contenuti dei quesiti referendari.

L’8 aprile 2014, il Parlamento spagnolo respinse a larga maggioranza la richiesta referendaria.

Il 23 aprile il Presidente Catalano annunciava che, nonostante tutto, un referendum conoscitivo sugli intenti si sarebbe tenuto il 9 novembre 2014, anche senza riconoscimento ufficiale dei risultati da parte del governo centrale di Madrid. I quesiti del referendum erano due: il primo riguardava l'ipotesi di dare alla Catalogna lo “status” di nazione, il secondo se concederle l'indipendenza.

Il risultato della consultazione è oggi chiaro: i Catalani vogliono l'indipendenza.  Se le analisi del governo centrale madrileno sono basate su ipotesi di partecipazione esclusiva da parte dei militanti indipendentisti, il dato incontrovertibile resta quello di una schiacciante vittoria del voto democratico a favore dell'indipendenza con una prevalenza maggiore del 80%.  Una vera democrazia si deve interrogare sul dato e chiedersi se non sia necessario per essere considerata tale chiamare in maniera ufficiale alle urne tutti i catalani, al fine di garantire il diritto di autodeterminazione dei popoli.

Più prima che poi anche i nostri popoli, attualmente governati dal tricolore con radici sabaude, potranno esprimersi sull'assetto istituzionale futuro dei nostri territori, avvalendosi del diritto all'autodeterminazione riconosciuto dalle Nazioni Unite. E quando la nostra gente avrà preso realmente coscienza e pretenderà di potersi esprimere democraticamente sul proprio futuro, i venditori di fumo nordisti, alla Matteo Salvini, mascherati da amici del Sud, saranno spazzati via.



venerdì 7 novembre 2014

Siti archeologici e monumenti: fra pubblico e privato

Gino Balestrieri

Gino Balestrieri, segretario flegreo dei
Meridionalisti Democratici
Giovedì, 6 novembre, a Pozzuoli, nella splendida residenza storica “Villa di Livia”, di proprietà dell'imprenditore puteolano Tobia Carannante, si è tenuto un convegno promosso e organizzato dall'Associazione Fare Verde, sul ruolo dei privati nella valorizzazione dei siti archeologici. Al convegno ho partecipato quale Segretario della Sezione Flegrea dei Meridionalisti Democratici.

Sono intervenuti: Marcello Taglialatela, parlamentare Fratelli d'Italia, promotore di una proposta di legge sul tema specifico e convinto sostenitore dell'affidamento gestionale del patrimonio a soggetti privati anche per tempi lunghi, necessari a garantire un rientro economico sufficiente ad incentivare 'investimento privato. Secondo Marcello Taglialatela, 30 anni sarebbe un tempo sufficiente a garantire l'interesse di investimento di soggetti privati.

La Dott.ssa Costanza Gialanella, funzionario della Soprintendenza dei Beni Archeologici di Napoli, si é dichiarata sempre più sfiduciata nei confronti dello Stato centrale, cui rimprovera di non fare abbastanza per la gestione dei siti archeologici e che quindi, a malincuore, lei "statalista convinta", termine da Lei usato durante il dibattito, sarebbe favorevole ad una maggiore presenza dei privati nella gestione dei siti. Ma la stessa Gialanella si è poi lamentata del fatto che all'Anfiteatro Flavio la biglietteria data in gestione, su concessione Mibac, ad un privato, alla cooperativa Coop Culture, nella realtà dei fatti è gestita dal personale strutturato dell'Anfiteatro (con spese aggiuntive non giustificate aggiungo io).

A questo proposito avrei voluto chiedere alla Dott.ssa se trovi giusto che una Cooperativa con sede legale a Venezia Mestre gestisca la biglietteria di siti bellissimi quali l'Anfiteatro Flavio, il museo di Bacoli ecc., e che oltre al danno economico nel non far fare impresa locale vi sia da subire per i nostri cittadini anche la beffa della traslazione delle dovute tasse IRPEF e IRAP verso territori che godranno di disponibilità di cassa per ricchezze loro impropriamente attribuite . . . perché le tasse, la Coop Culture le paga a Venezia!

Interessante intervento di Raffaella Forgione, neo-assessore del Comune di Pompei che ha criticato senza mezzi termini l'eccesso di burocrazia che impedisce nei fatti qualsiasi iniziativa sull'uso dei siti archeologici. Gli interventi dei sindaci di Pozzuoli e di Bacoli, Vincenzo Figliolia ed Ermanno Schiano sono stati similari; entrambi hanno "promesso" di mettere tutto l'impegno possibile per la valorizzazione massima delle bellezze naturali ed architettoniche dell'area flegrea, tale da creare un "volano" che rilanci l'economia e l'occupazione, etc.  Resta sottinteso che avrebbero voluto aggiungere “con quali soldi, con quali mezzi visto che in cassa non c'è una lira”.

La verità è che lo Stato latita nei nostri territori -- 14 milioni di Euro l'anno per l'Arena di Verona e pochi spiccioli per il nostro Anfiteatro Flavio sono fatti e non chiacchiere -- aspettarsi che l'intervento economico, improbabile, degli imprenditori (i commenti scettici di quelli intervenuti ieri lo dimostrano) possa risolvere la situazione dei nostri siti archeologici, vuol dire perdere altro tempo e prendere in giro la nostra gente.



mercoledì 5 novembre 2014

Manifestazione Bersaglieri: Prosciolti i militanti con la Bandiera del Regno delle Due Sicilie!

Napoli, 5 novembre 2014: Il pubblico ministero Falcone si è pronunciato per il dissequestro della Bandiera del Regno delle Due Sicilie che era stata sequestrata in quanto "corpo del reato" lo scorso 22 ottobre quando due indipendentisti, Nicola Terzilli e Ferdinando Ambrosino, l'avevano mostrata all'interno della caserma "Nino Bixio" durante una manifestazione dei bersaglieri.  Il P.M. ha disposto l’archiviazione per il caso e la restituzione del vessillo al legittimo proprietario.




Da "roadtvitalia.it" del 5 novembre 2014

Articolo di Antonio Folle

Esultano gli indipendentisti scesi in piazza questa mattina per fare pressione sulla Procura che doveva decidere sul dissequestro della bandiera borbonica sequestrata lo scorso 22 ottobre a Nicola Terlizzi e a Ferdinando Ambrosio. I due si erano introdotti nella caserma Nino Bixio a seguito della manifestazione nazionale del corpo dei bersaglieri e, quando hanno esposto la loro bandiera, sono stati fermati e denunciati dalla Digos che ha disposto anche il sequestro del vessillo quale “corpo del reato”.

Per continuare a leggere l'articolo di roadtvitalia.it, fai clic su questo link

domenica 2 novembre 2014

Luca De Filippo dirigerà la scuola d'arte drammatica del Teatro Stabile di Napoli




«Accetto con gioia ed entusiasmo, sarò il portabandiera di Eduardo. Sarà la prima scuola dove si insegnerà a recitare anche in lingua napoletana».

Luca de Filippo dirigerà per il primo quinquennio la nascente scuola d' arte drammatica del Teatro Stabile di Napoli con sede principale al Teatro San Ferdinando (che fu donato al Comune del figlio del drammaturgo scomparso 30 anni fa) e che si trova in piazza Eduardo de Filippo. L'annuncio è stato dato dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris in occasione del bilancio delle attività per il trentennale della morte di Eduardo a palazzo San Giacomo.

Per continuare a leggere l'articolo su "Il Mattino" online, fai clic su questo link


sabato 25 ottobre 2014

RC Auto: Continua con successo la raccolta firme contro le discriminazioni territoriali


Sabato 25 ottobre 2014, tanti cittadini napoletani hanno firmato in Via Luca Giordano nel quartiere Vomero, i moduli per la proposta di legge di iniziativa popolare, "Tariffa Italia", contro le discriminazioni territoriali ed incostituzionali delle tariffe RC Auto e Moto.

La raccolta continuerà domani, domenica 26 ottobre 2014, a Salerno sul Lungomare Trieste, altezza Poste Centrali, dalle 18 alle 20,30.

Per avere più informazioni, leggi il nostro articolo cliccando questo link






sabato 11 ottobre 2014

Meridionalisti Democratici: Giornata contro il fracking

I Meridionalisti Democratici – federalisti europei hanno organizzato una “information day” sul fracking e trivellazioni nel Sud in occasione della giornata mondiale #GlobalFrackdown, sabato, 11 ottobre 2014, presso la sede di Pozzuoli (Napoli).

Durante il corso della conferenza, sono intervenuti Sergio Bravi, geologo, sul tema "Fracking e Trivellazioni", Nicola Olivieri, medico del lavoro-igienista industriale sul tema "Ambiente e Salute", Pietro Dommarco, giornalista freelance specializzato in tematiche ambientali e collaboratore del mensile Altreconomia e promotore della Campagna nazionale “No Fracking Italy”, collegato via Skype, sul tema delle iniziative di legge sul fracking e le trivellazioni, il colonialismo energetico in atto nei confronti del Sud, e le iniziative in corso per bloccare lo sfruttamento dei nostri territori.  Infine, è intervenuto Alessandro Citarella, coordinatore campano dei Meridionalisti Democratici, sul tema della politica energetica al Sud e le prospettive politiche.

I Meridionalisti Democratici - federalisti europei fanno parte del movimento internazionale contro il "fracking", una tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale che sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno (conosciuto anche con il nome di ‘fratturazione idraulica’ o ‘hydrofracking’) impiegato per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose per consentirne un recupero più rapido e completo. Nella lista dei partner del "Global Frackdown", il nostro movimento è, per il momento, l'unico presente in Italia.

Link all'articolo del giornalista Andrea Di Natale, della testata Risonanze Mediatiche


mercoledì 8 ottobre 2014

All'attacco del Sud: Fracking e Trivellazioni

Conferenza su fracking e trivellazioni nel Sud 
Sabato, 11 ottobre 2014, ore 10
presso la sede dei Meridionalisti Democratici
Corso della Repubblica, 78, Pozzuoli (Napoli)

martedì 7 ottobre 2014

Gli amici di Nola si uniscono ai Meridionalisti Democratici

Meridionalisti Democratici – federalisti europei
Corso della Repubblica n. 78 - 80078 Pozzuoli (Na)

Ufficio di Presidenza
Prot. 2014.10.06

Siamo onorati di informarvi che gli amici di Nola hanno aperto una nuova sede dei Meridionalisti Democratici - Federalisti Europei nel Comune di Nola in provincia di Napoli.

A nome del Presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico Capobianco, del Coordinatore Regionale Campania e Segretario provinciale di Napoli, Alessandro Citarella e del Presidente del Consiglio dei Garanti Sabrina Carolina Creuso diamo il benvenuto ai nuovi iscritti della Sezione di Nola, ecco di seguito i contatti:

Meridionalisti Democratici di Nola
Via Parrocchia n. 12 Piazzolla
80035 Nola (Na)
Segretario: Antonio Ciniglio
tel. 333.6755425
e.mail: antoniociniglio@meridem.org

Formuliamo i nostri migliori auguri a tutti gli iscritti e al neo segretario.

Piazza Duomo - Festa dei Gigli - Nola

lunedì 29 settembre 2014

#Global Frackdown 2014: I Meridionalisti Democratici contro il fracking

#Global Frackdown: 
11 ottobre 2014, giornata mondiale contro il "fracking"


I Meridionalisti Democratici - federalisti europei fanno parte del movimento internazionale contro il "fracking", una tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale che sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno (conosciuto anche con il nome di ‘fratturazione idraulica’ o ‘hydrofracking’) impiegato per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose per consentirne un recupero più rapido e completo.  Nella lista dei partner del "global frackdown", il nostro movimento è, per il momento, l'unico presente in Italia.

Per capire quanto sia pericoloso il fracking e perché il nostro movimento è contrario alla sua attuazione, invitiamo a leggere un ottimo articolo scritto da Erika Facciolla sul sito "Tutto Green" pubblicato il 15 febbraio 2013.

Fracking: che cos’è?

di ERIKA FACCIOLLA il 15 FEBBRAIO 2013

Con il termine inglese fracking si intende una particolare tecnica estrattiva di petrolio e gas naturale utilizzata per la prima volta in America nel 1947 dalla compagnia Halliburton e perfezionata in Texas nei decenni successivi.

Questo metodo sfrutta la pressione dei liquidi per provocare delle fratture negli strati rocciosi più profondi del terreno (per questo motivo è conosciuto anche con il nome di ‘fratturazione idraulica’ o ‘hydrofracking’) ed è impiegato per agevolare la fuoriuscita del petrolio o dei gas presenti nelle formazioni rocciose per consentirne un recupero più rapido e completo.

Le fratture create nel terreno possono essere sia naturali che artificiali: in quest’ultimo caso è l’uomo a creare delle ‘fessure’ in determinati strati di roccia presenti nei giacimenti petroliferi. Fessure che poi vengono allargate, immettendo grandi quantitativi di acqua sotto pressione, e mantenute aperte con sabbia, ghiaia e granuli di ceramica.

Ma vediamo nel dettaglio le diverse fasi che caratterizzano la tecnica del fracking:

1. Trivellazione: il pozzo viene perforato orizzontalmente ad una profondità di circa 3.000 metri. Il canale così creato viene rivestito con un tubo di cemento all’interno del quale vengono fatte saltare delle piccole cariche esplosive per creare dei fori che lasceranno poi passare i liquidi e le sostanze chimiche nel terreno.

2. Pompaggio: completato il pozzo, vengono pompati nel terreno fino a 16.000 litri di liquidi sotto pressione al minuto, addizionati da agenti chimici e sabbia. L’immissione dei liquidi crea delle ‘spaccature’ nelle rocce liberando così i gas che risalgono rapidamente il tubo.

3. Raccolta: una volta fuoriuscito, il gas viene immagazzinato nei gasdotti e avviato alla raffinazione.

Senza neanche entrare nei dettagli, è facile rendersi conto di quanto possa essere invasiva, pericolosa e devastante questa tecnica ‘non convenzionale’ utilizzata soprattutto per estrarre il metano, gas non facilmente estraibile con le tecniche tradizionali a trivellazione verticale.

Per continuare a leggere l'articolo di Erika Facciolla, fai click su questo link.




domenica 21 settembre 2014

Referendum Scozia: duro monito a Londra


--Alessandro Citarella

Il 18 Settembre 2014, data storica per il popolo scozzese, si è potuto tenere un primo referendum per verificare se l maggioranza della popolazione volesse adesso l’indipendenza.  In questo momento storico una maggioranza del 55 % dei votanti ha deciso di no, mentre il 45 % l’avrebbe voluta subito. Il movimento politico che ha promosso questo referendum è lo SNP (Scottish National Party), che tra l’altro è il partito attualmente al governo in Scozia.  Alex Salmond, oggi capo del governo, è il leader dello SNP fin dal 1990, e diventò Primo Ministro nel 2007 quando lo SNP divenne partito di maggioranza relativa. Nel 2011 fu riconfermato alla guida del governo poiché lo SNP divenne partito di maggioranza assoluta. Per la prima volta dopo 300 anni un partito indipendentista era riuscito in quest’intento, e dopo soli 7 anni è riuscito ad ottenere ed a realizzare un referendum per riottenere l’indipendenza.


Il primo e più importante passo è stato fatto, cioè di ottenere il diritto che il popolo di Scozia stabilisca democraticamente cosa vuole. Questo è stato fatto, e continuerà ad esser fatto, con i soli finanziamenti ottenuti con contributi volontariamente versati per questa causa. E’con queste sole armi che gli indipendentisti si sono misurati, e continueranno a farlo, sia contro stati colonizzatori, che hanno anche praticato la schiavitù, sia contro le lobby dei petrolieri e dei banchieri di mezzo mondo.  Ricordiamo infatti che la Royal Bank of Scotland aveva affermato che sarebbe andata via dalla Scozia in caso di indipendenza e che le compagnie petrolifere inglesi, le cui piattaforme di estrazione sono in gran parte poste nelle acque territoriali scozzesi, avevano di fatto evocato l’apocalisse economica. Inoltre, anche Stati esteri si sono spesi contro l’indipendenza scozzese: la Spagna già nel 2013 aveva dichiarato il proprio veto all'ingresso nella UE dello Stato di Scozia, mentre altri, come gli Stati Uniti e la Francia, oltre che Renzi, si erano dichiarati contrari all'indipendenza della Scozia. Di fatto, tutti i paesi europei che sono stati colonialisti hanno dichiarato che una colonia è bene che resti tale e le multinazionali a loro legate hanno minacciato una sorta di guerra economica già pronta.



Della volontà popolare degli scozzesi incredibilmente si è curata soltanto la Regina d’Inghilterra, dichiarando unicamente: “pensateci bene”, e questo è stato il modo d’agire più corretto, cioè quello di non ficcare il naso in casa d’altri per mantenere i vantaggi per se stessi.

Concludendo, lo SNP e tutti gli scozzesi hanno vinto poiché è stato stabilito che possono fare un referendum per lasciare il Regno Unito quando vogliono ed hanno ricevuto promesse da parte del governo di Londra che ci saranno sostanziali miglioramenti per la loro vita.

Lo SNP guidato da Alex Salmond ha già la maggioranza assoluta nel Paese e ha il merito di aver obbligato Londra a prendere seri impegni nei confronti della Scozia in caso di vittoria del “no”.  La determinazione degli scozzesi e la capacità organizzativa che hanno dimostrato nella conduzione del referendum, assieme all'attesa di miglioramenti anche da parte di chi ha votato per rimanere nel Regno Unito, possono costituire una miscela esplosiva che Londra farà bene a disinnescare mantenendo le promesse fatte durante la campagna referendaria. Se le promesse di Londra non saranno mantenute, si possono già immaginare le gravi conseguenze politiche.