di Vincenzo Villarosa
Il “Forum Internazionale delle Culture”, che la città di Napoli ospita nel 2013, è un evento promosso dall’Unesco, con il fine di promuovere il dialogo tra le diverse culture dei popoli del mondo. La prima edizione si svolse a Barcellona, nel 2004, sui temi della diversità, dello sviluppo sostenibile e della pace, la seconda nel 2007 a Monterrey, in Messico, con l’aggiunta del tema della conoscenza, e la terza a Valparaiso, in Cile nel 2010, con un particolare accento posto sul problema della povertà. Nella città partenopea, l’amministrazione del Sindaco De Magistris ha promosso il Forum, mentre la Regione si è accollata l’onere finanziario dell’evento.
Non parleremo qui delle polemiche sorte attorno alla gestione del Forum,
lunedì 25 novembre 2013
sabato 23 novembre 2013
Dopo il danno, la beffa: La fiera degli sketch!
di Sabrina Creuso
Pomì sbandiera ai quattro venti la provenienza “padana” delle materie prime utilizzate per la produzione di conserve, senza considerare tra l’altro che la pianura Padana non sta molto meglio della Campania, a causa delle polveri sottili, derivanti dai vari inceneritori e dalle fabbriche ancora attive, che invadono il suo territorio. Il direttore de “L’Espresso” denigra Napoli con una copertina dal titolo “Bevi Napoli e poi muori”, quando i dati condannano, senza appello, la cattiva qualità delle acque al di sopra del Po, allora il quadro è completo. Viene da pensare: senti da che pulpito viene la predica!
Le aziende del nord prima devastano i nostri territori con i loro rifiuti tossici industriali inquinando in lungo e in largo, poi si permettono di pubblicizzare, con la complicità dei media controllati da gruppi industriali e finanziari del Nord, la tracciabilità della provenienza dei prodotti agricoli.
Pomì sbandiera ai quattro venti la provenienza “padana” delle materie prime utilizzate per la produzione di conserve, senza considerare tra l’altro che la pianura Padana non sta molto meglio della Campania, a causa delle polveri sottili, derivanti dai vari inceneritori e dalle fabbriche ancora attive, che invadono il suo territorio. Il direttore de “L’Espresso” denigra Napoli con una copertina dal titolo “Bevi Napoli e poi muori”, quando i dati condannano, senza appello, la cattiva qualità delle acque al di sopra del Po, allora il quadro è completo. Viene da pensare: senti da che pulpito viene la predica!
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| Da meridionalisti abbiamo sentito il dovere di aggiungere un "mai" prima di "Pomì" |
Le aziende del nord prima devastano i nostri territori con i loro rifiuti tossici industriali inquinando in lungo e in largo, poi si permettono di pubblicizzare, con la complicità dei media controllati da gruppi industriali e finanziari del Nord, la tracciabilità della provenienza dei prodotti agricoli.
martedì 12 novembre 2013
FESTA MERIDEM - Ponte (Bn) 17-11-2013
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domenica 10 novembre 2013
Settimana di lotta a Napoli
Durante la settimana dell’11 novembre ci saranno tre iniziative nella città di Napoli che i Meridionalisti Democratici sosterranno in pieno. Le prime due riguardano la zona flegrea della città -- lo Zoo il 12 novembre e le Terme di Agnano il 15 novembre-- mentre la terza è la manifestazione del 16 novembre contro il biocidio. Andiamo in ordine cronologico:
I quartieri flegrei napoletani
E' fondamentale per il rilancio e il riscatto
dell’intera Zona Flegrea che i quartieri napoletani di Bagnoli, Fuorigrotta,
Soccavo e Pianura
giovedì 7 novembre 2013
Solidarietà al popolo bretone in lotta!
I media
occultano la notizia: da 10 giorni è in corso una rivolta popolare
in Bretagna contro il fisco francese
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| Popolazione in piazza in Bretagna |
Si
sta toccando con mano cosa accade quando i media, da noi come in
Europa, sono lo strumento principale di gestione del potere da parte
di una classe politica venduta per intero al colonialismo finanziario
che vuole una democrazia di facciata, basando sulle menzogne la
propria attività.
Dopo
anni di sofferenza e di malcontento generalizzato, la Bretagna, che
in Francia è l’equivalente del Sud in Italia, ha detto basta ed è
in questi giorni interamente in piazza.
Un
nuovo aumento delle tasse sui prodotti agricoli,
sui quali si regge gran parte dell’economia bretone ha acceso la
miccia, ma ben presto la protesta è dilagata coinvolgendo l’intera
popolazione della regione, da sempre talmente poco incline ad essere
assoggettata al governo centrale di Parigi tanto che in ben 700.000
hanno ripreso l’uso della scomparsa lingua bretone in circa 50
anni, recuperando tradizioni, identità e lottando politicamente per
una fortissima autonomia, che vede i partiti locali come maggioranza
assoluta a livello di elezioni nell'ambito della regione.
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| Bandiera Bretone |
In
Bretagna, infatti, il tricolore è quasi assente, la bandiera più
diffusa è quella storica, Gwenn-ha-du, e chi visita quei luoghi così
stupendi che si affacciano sull’Atlantico, non chiami un cittadino
del luogo con l’aggettivo francese o non si rivolga a lui in lingua
francese, perché tutto ciò potrebbe passare facilmente come
un’offesa. I bretoni tengono molto alle proprie radici culturali e
linguistiche, diverse da quelle del resto del paese e se poi Parigi
impone scelte che condizionano la vita quotidiana e l’economia
della regione, ecco che la protesta esplode e diventa quasi
impossibile controllarla.
In
questi giorni i media francesi spacciano le grandi manifestazioni
come una protesta di piccoli gruppi di studenti contro le presunte
politiche anti immigrazione del governo Hollande, mentre in Bretagna
i “berretti rossi” stanno guidando una sommossa che coinvolge
tutta la regione. I berretti rossi sono il simbolo scelto dagli
agricoltori in protesta, come facevano nel settecento gli scioperanti
contro il fisco, e li indossano come segno distintivo; così dalle
campagne, i tumulti sono arrivati alle città: Brest e Rennes su
tutte, ma tanti altri importanti centri sono paralizzati da quasi una
settimana tra scioperi, occupazioni e scontri con le forze
dell’ordine.
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| Mappa della Bretagna |
La
popolazione è scesa in piazza e la situazione sembra decisamente
fuori controllo, anzi molte fonti locali affermano che è
letteralmente sfuggita di mano a Polizia e Gendarmeria.
La gente
comune è passata dalle parole ai fatti, e poiché gran parte delle
nuove accise è riscossa dai caselli autostradali molti cittadini,
dopo aver piazzato delle micro cariche sui caselli, li hanno tirati
giù in modo che sia difficile se non impossibile riscuotere i
pedaggi.
La
protesta degli agricoltori si è quindi trasformata nella rivolta di
un’intera popolazione che rivendica anni di angherie e soprusi da
parte del governo nazionale e che vuole difendere le proprie radici
culturali.
A
preoccupare l’Eliseo è anche un effetto domino che tutto ciò
potrebbe avere in Francia e, perché no, in Europa: dopo aver cercato
di nascondere la notizia, adesso i media, a seguito di 5 giorni di
autentiche battaglie urbane, non possono più celare nulla e in un
paese dove, come avviene anche in Italia, non ne può più di governi
che pensano agli affari personali di qualcuno piuttosto che ad
un’economia che porta solo disagi e povertà. Le immagini bretoni
potrebbero dar manforte ad altri movimenti in altre regioni, come ad
esempio a quelli che sono in corso da noi per le Terre dei Fuochi.
I
Meridionalisti Democratici sono solidali con i confratelli bretoni,
poiché fanno parte della stessa rete politica in lotta per la
liberazione dallo status coloniale in cui ci ritroviamo assieme ad
altri.
Il
triskell che abbiamo nel simbolo del nostro movimento politico indica
che fin dall’atto della sua fondazione il nostro movimento lotta
per l’autodeterminazione dei popoli colonizzati, partendo dalle Due
Sicilie, uniti per un federalismo europeo basato sull’uguaglianza e
sulla democrazia, non bancaria ma politica, di popoli liberi da
centralismi oppressivi. Salutiamo i fratelli bretoni come si usa da
loro, con un caloroso Yech’ed
mat !
Alla salute !
Alessandro
Citarella
domenica 3 novembre 2013
Sversamento rifiuti tossici: le responsabilità dello Stato Italiano
Qualche giorno fa, il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha de-secretato i verbali del camorrista Carmine Schiavone sullo sversamento illegale di rifiuti tossici nei nostri territori. Oggi sappiamo quello che sospettavamo da tanto tempo: Le più alte cariche dello Stato sapevano, lo sapevano i magistrati, lo sapevano le forze dell’ordine. Lo sapevano i parlamentari così come molti amministratori pubblici. Maggioranza ed opposizione sapevano -- hanno sempre saputo; anche gli ambientalisti sapevano, ma hanno supinamente sostenuto ubbidientemente il segreto di Stato. L’Italia e le sue istituzioni nazionali e locali sapevano. Tutti gli apparati dello Stato italiano, gli stessi apparati dello stesso stato che governa i nostri territori fin dal 1860-61, sapevano.
Oggi sappiamo che le autorità italiane avrebbero potuto condurre in modo segreto le necessarie indagini per colpire i colpevoli del business dei rifiuti tossici, per capire dove andassero i profitti e chi fossero i beneficiari dei traffici, ma, nel frattempo prendere, tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione e il territorio da quei danni che, attraverso la mancata conoscenza e il non intervento, hanno generato le condizioni ambientali e sanitarie che attualmente affliggono la nostra gente e i nostri territori. Si poteva agire per evitare i morti, gli ammalati, il dolore, la sofferenza e la povertà, senza togliere nulla alla segretezza necessaria per svolgere le indagini. Prendiamo atto che l’Italia ha scelto, ancora una volta, di trattarci da colonia interna, dove la vita del colonizzato non vale niente, specialmente se il colonizzato decide di non abbandonare il suo territorio, diventando emigrante.
E’ particolarmente amaro per i meridionalisti democratici ricevere la conferma che i diversi politici meridionali che hanno ricoperto ruoli di potere nello Stato italiano, come quella di ministro degli interni o quella di ministro dell’ambiente, sono stati strumentali nel nascondere alla popolazione lo stato delle cose per tanti anni.
Oggi è anche preoccupate l’uso strumentale che i media italiani fanno delle interviste di Schiavone, che in televisione sembra essere indicato come “un buono”, ovvero quello che oggi richiama la politica e i governanti a un maggior senso di responsabilità—sembra una eccezionale opera di distrazione di massa, dove un camorrista pentito, responsabile della morte di tantissime persone, diventa il centro dell’attività per la difesa della salute e dei territori! La spettacolarizzazione di Schiavone è alquanto sospetta.
E va anche denunciata l’azione intrapresa da più parti per generalizzare che tutta la produzione agricola campana e meridionale è inquinata. Già si vedono in televisione le pubblicità che indicano che un tal prodotto non contiene alimenti campani.
I Meridionalisti Democratici vogliono che i territori avvelenati dalla mala politica collusa con le ecomafie siano totalmente bonificati e progressivamente riavviati alle produzioni agroalimentari tipiche e di eccellenza che li caratterizzavano.
Le bonifiche devono necessariamente essere attuate a seguito di una corretta e globale mappatura di tutto il territorio con la stesura di un progetto elaborato da veri esperti e poi condiviso con cittadini ed associazioni e comitati. MD vuole, infine, che le bonifiche rappresentino un momento di riscatto sociale ed economico dell'intero Sud sin dalle loro prime fasi, attraverso un'attenta vigilanza sul conferimento degli appalti, proibendo il subappalto e con l'adeguata formazione di personale tecnico e di manodopera specializzata locale da impiegare.
Infine, i meridionalisti democratici chiedono l’applicazione dell’articolo 439 del codice penale che recita che “Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni. Se dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l'ergastolo.” L’avvelenamento dei nostri territori non può e non deve cadere in prescrizione.
lunedì 21 ottobre 2013
I Meridionalisti Democratici aderiscono alla rete internazionale NoFracking
di Alessandro Citarella
Abbiamo aderito alla rete “NoFracking” perché dà una informazione oggettiva che permette a chiunque di conoscere lo stato dell’arte di questo controverso metodo per identificare ed estrarre idrocarburi dal sottosuolo. La rete impedisce così che tutte le notizie riguardante il fracking siano completamente nelle mani dei comunicatori delle lobby internazionali dell’energia, già tristemente famose per i troppi danni creati al pianeta. I comunicatori del mondo dell’energia forniscono dati e informazioni in modo totalmente parziale, curando solo gli interessi delle multinazionali e delle finanziarie, cercando di non rendere conto a nessuno del proprio operato.
Secondo un documento della Commissione Parlamentare italiana per l’Ambiente, territorio e lavori pubblici del 18 settembre 2013, per fracking o fratturazione idraulica “si intende la tecnica di estrazione di idrocarburi, come il petrolio ed il gas naturale conosciuto come shale gas, dalle rocce mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua ed altri reagenti chimici nel sottosuolo, in modo da fratturare le rocce di scisto sottostanti incrementando in tal modo la liberazione e la migrazione in superficie dei fluidi contenenti idrocarburi liquidi o gassosi, per il successivo immagazzinamento.”
Il documento parlamentare indica che “Questa tecnica può determinare effetti anche di tipo ambientale, in quanto modificando la struttura e le caratteristiche fisiche di trasmissività del sottosuolo, si può determinare la messa in comunicazione di falde con differenti qualità delle acque, utilizzate nel processo di fratturazione idraulica, spesso addizionate a diverse sostanze pericolose, tra le quali naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadeldeide, acido solforico, tiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrilamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldeide, ftalati, cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, krypton, zinco, xenon e manganese.”
La commissione ambiente, territorio e lavori pubblici avverte che “tale metodologia è stata utilizzata in diversi contesti geologici americani, di cui la bibliografia scientifica ne riporta anche gli effetti negativi: sulla base di una casistica molto diffusa, e in particolare dei numerosi eventi accaduti nello Stato dell’Ohio il cui territorio ospita ben 177 pozzi di trivellamento, una parte della comunità scientifica ha maturato l’idea che vi possa essere una correlazione specifica tra le operazioni di indagine geologica per mezzo del fracking e l’aumento dei fenomeni sismici e ciò avrebbe indotto le autorità a regolamentare in modo più rigido l’utilizzo di questa tecnica.”
Inoltre, per la commissione ambiente, territorio e lavori pubblici del Parlamento italiano, l’attuale letteratura scientifica ha già lanciato diversi allarmi sulla pericolosità della pratica del fracking, specialmente per quanto riguarda la potenziale contaminazione della falde acquifere sotterranee e superficiali “dovute a fuoriuscite di fluidi di fratturazione contenenti additivi chimici o di acque reflue contenenti gas metano disciolto, fango e sostanze chimiche (ad esempio metalli pesanti) e radioattive eventualmente provenienti dal giacimento”.
La tendenza attuale dei paesi che ricevono richieste di installazione di impianti estrattivi è di sospenderne le autorizzazioni per una dovuta cautela, ma notiamo anche che vi è una forte pressione delle lobby dell’estrazione e quando non vi è mobilitazione ed attenzione delle popolazioni, i governi tendono a pendere frettolosamente dalla parte di questi colossi finanziari. In Italia si registra la contraddizione che mentre il Parlamento sulla base delle richieste popolari ferma il fracking, l’attuale Primo Ministro Enrico Letta invita a un “atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia come lo shale gas”, forse reagendo alle forti pressioni delle lobby dell’energia. Staremo in guardia e parteciperemo alla corretta informazione su questo tema senza lasciarci intimidire dai potenti dell’energia e dai loro partner politici che militano nei partiti tosco-padani.
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| Rete Italiana del no fracking |
Secondo un documento della Commissione Parlamentare italiana per l’Ambiente, territorio e lavori pubblici del 18 settembre 2013, per fracking o fratturazione idraulica “si intende la tecnica di estrazione di idrocarburi, come il petrolio ed il gas naturale conosciuto come shale gas, dalle rocce mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua ed altri reagenti chimici nel sottosuolo, in modo da fratturare le rocce di scisto sottostanti incrementando in tal modo la liberazione e la migrazione in superficie dei fluidi contenenti idrocarburi liquidi o gassosi, per il successivo immagazzinamento.”
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| Schema di fratturazione idraulica - fracking |
La commissione ambiente, territorio e lavori pubblici avverte che “tale metodologia è stata utilizzata in diversi contesti geologici americani, di cui la bibliografia scientifica ne riporta anche gli effetti negativi: sulla base di una casistica molto diffusa, e in particolare dei numerosi eventi accaduti nello Stato dell’Ohio il cui territorio ospita ben 177 pozzi di trivellamento, una parte della comunità scientifica ha maturato l’idea che vi possa essere una correlazione specifica tra le operazioni di indagine geologica per mezzo del fracking e l’aumento dei fenomeni sismici e ciò avrebbe indotto le autorità a regolamentare in modo più rigido l’utilizzo di questa tecnica.”
Inoltre, per la commissione ambiente, territorio e lavori pubblici del Parlamento italiano, l’attuale letteratura scientifica ha già lanciato diversi allarmi sulla pericolosità della pratica del fracking, specialmente per quanto riguarda la potenziale contaminazione della falde acquifere sotterranee e superficiali “dovute a fuoriuscite di fluidi di fratturazione contenenti additivi chimici o di acque reflue contenenti gas metano disciolto, fango e sostanze chimiche (ad esempio metalli pesanti) e radioattive eventualmente provenienti dal giacimento”.
La tendenza attuale dei paesi che ricevono richieste di installazione di impianti estrattivi è di sospenderne le autorizzazioni per una dovuta cautela, ma notiamo anche che vi è una forte pressione delle lobby dell’estrazione e quando non vi è mobilitazione ed attenzione delle popolazioni, i governi tendono a pendere frettolosamente dalla parte di questi colossi finanziari. In Italia si registra la contraddizione che mentre il Parlamento sulla base delle richieste popolari ferma il fracking, l’attuale Primo Ministro Enrico Letta invita a un “atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia come lo shale gas”, forse reagendo alle forti pressioni delle lobby dell’energia. Staremo in guardia e parteciperemo alla corretta informazione su questo tema senza lasciarci intimidire dai potenti dell’energia e dai loro partner politici che militano nei partiti tosco-padani.
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| La mappa europea della protesta per il no fracking |
mercoledì 16 ottobre 2013
Quarto (Na) risponde all'appello dei Meridionalisti Democratici
Meridionalisti Democratici – federalisti europei
Corso della Repubblica n. 78 - 80078 Pozzuoli (Na)
Ufficio di Presidenza
Prot- 2013.10.16
Abbiamo il piacere di informarvi della nascita di una nuova sezione del nostro partito nell'area Flegrea e precisamente nel Comune di Quarto (Na).
A nome del Presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico
Capobianco, del Coordinatore Regionale Campania, Alessandro Citarella e del Segretario Provinciale di Napoli, Luigi Guarino diamo il benvenuto gli amici della Sezione di Quarto, ecco di seguito i contatti:
Meridionalisti Democratici di Quarto
Sezione "Antonio De Curtis"
Via Santa Maria n. 275
80010 Quarto (Na)
Segretario: Roberto Di Paola
e.mail: robertodipaola@meridem. org
Formuliamo i nostri migliori auguri al Dott. Roberto De Paola, segretario della sezione e a tutti i nuovi iscritti.
Caldoro e la terra dei veleni
Il Governatore
Stefano Caldoro ha pubblicamente chiesto l’intervento del governo
per risolvere il problema delle bonifiche in Campania ed in
particolare nell'area compresa tra Giugliano, Acerra e Caivano “la
terra dei fuochi”.
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| Mappa della cosidetta "Terra dei fuochi" |
Secondo Caldoro si
tratta di una emergenza nazionale da intervento immediato. Egli
sostiene che la Regione e gli enti locali hanno già fatto tanto ed
ora tocca alle istituzioni nazionali.
Di fronte a queste
affermazioni non possiamo far altro che rappresentare il nostro
sdegno, visto che come riconosce lo stesso Caldoro la Campania è
stata stuprata da 30 anni di malaffare e camorra che hanno trasferito
illecitamente nei nostri territori rifiuti tossici e pericolosi
provenienti dal Nord Italia, dalla Francia e dalla Germania. In tutto
questo gioco sporco di denaro e che ha seminato una quantità di
veleni enorme nelle nostre terre e nelle nostre acque, la politica
locale e regionale c’è entrata e come, attraverso le sue
collusioni con la camorra, il silenzio, l’incapacità di prendere
decisioni ecosostenibili sul da farsi, anche nella gestione ordinaria
dei rifiuti.
Sino al 2009 la
Campania vantava il triste primato dell’otto percento in raccolta
differenziata, perché’ si preferiva per meri interessi economici
pensare a costruire inceneritori, costruiti e gestiti dai soliti noti
ed il cui residuo finale, nonché i filtri comunque vanno smaltiti.
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| Sito di stoccaggio delle "Eco balle" di Taverna del Re |
Lo stesso tentativo
di realizzazione di un nuovo inceneritore a Giugliano ove distruggere
tutto il “tale e quale” attualmente stoccato nelle “ecoballe”
di Taverna del Re e della ex Resit è un pensiero folle, visti i
continui ritrovamenti di sostanze tossiche, pericolose e nocive all'interno di questi siti -- sostanze cancerogene e mutagene che
certamente non vanno incenerite. A Napoli e Giugliano si è
manifestato duramente contro questa “folle decisione”, ma le
istituzioni vogliono andare avanti per la loro strada sempre e solo
nella logica dell’interesse di pochi.
Per noi
Meridionalisti Democratici è fondamentale mirare al “rifiuto
residuo zero”, attraverso la raccolta differenziata, l’apertura
di centri di compostaggio per la frazione umida, di fabbriche per il
riciclo della plastica, del vetro, dell’alluminio. Relativamente ai
“veleni” che l’intera classe politica ci ha regalato dalla metà
degli anni 90 ad oggi, con il relativo carico di morte, vogliamo che
questi siano rimossi totalmente. Non ci possiamo accontentare e non
dobbiamo pensare possibile far dichiarare quei terreni non
bonificabili, perché’ ciò non è vero, ma costa. Vogliamo che le
bonifiche partano subito e che siano affidate ad aziende locali
certificate e che diano occupazione a lavoratori del territorio. Non
vogliamo altre Jacorossi o Recam, oggi Astir, aziende carrozzone che
hanno solo intascato soldi pubblici senza mai bonificare nulla. La
vera emergenza nazionale è la classe politica corrotta e collusa che
dopo aver partecipato attivamente all'avvelenamento del territorio,
ora vede nel business delle bonifiche e dell’incenerimento
un’ulteriore possibilità di arricchimento.
--Nicola Olivieri
Campi Flegrei 2020 dalla terra dei veleni alla terra del riscatto
Il convegno “Campi Flegrei 2020 --
dalla terra dei veleni alla terra del riscatto” si è tenuto il 12
ottobre 2013, dalle ore 10,30 alle 13,30, a Pozzuoli (Napoli) presso
il complesso Agave. Lo scopo degli organizzatori del Convegno è
stato di gettare le basi per sviluppare una visione per il futuro dei
Campi Flegrei, partendo dalle cause storiche delle condizioni
attuali, fotografando lo stato del territorio, proponendo una via per
valorizzare le sue risorse, secondo la vocazione naturale dei suoi
abitanti e nel rispetto della legalità.
Il convegno, organizzato
dall’Associazione per il Meridionalismo Democratico, dal Centro
Studi Sandro Pertini e da Freebacoli, con il patrocinio della
Provincia di Napoli, è stato moderato dal giornalista flegreo CiroBiondi. Prima dell’inizio dei lavori, la platea ha osservato un
minuto di raccoglimento per ricordare gli immigranti morti durante
gli ultimi dieci giorni nel tentativo di raggiungere l’isola di
Lampedusa.
Il giornalista de
“Il Mattino” Gigi Di Fiore ha aperto il convegno con cenni
storici su come la “malaunità” italiana ha creato alcuni
presupposti che impediscono un reale sviluppo dei nostri territori.
Di Fiore, di recente ritorno da Lampedusa ha trovato assonanze fra la
“terra dei veleni” e gli sbarchi degli immigranti a Lampedusa,
ricordando che sempre un sud più a sud.
Dopo l’intervento di Di Fiore, è
stato proiettato un video prodotto da Marco Fantasia che paragona le
condizioni preunitarie dei nostri territori, con le eccellenze
raggiunte in diversi campi, con lo sfacelo generale che l’unità ha
portato a Napoli e a tutto il Sud.
Il sociologo dell’Università di
Bari, Prof. Giuseppe Tribuzio, ha messo in risalto l’importanza di
una rivoluzione culturale nei nostri territori basata
sull’acquisizione della conoscenza. Per Tribuzio, la conoscenza è
potere.
Il Prof. Vincenzo Crosio ha descritto
il rapporto fra economia, intervento dello stato e colonizzazione nei
nostri territori.
Il dottor Nicola Olivieri, medico del
lavoro, ha descritto l’avvelenamento delle terre e delle acque dei
Campi Flegrei citando dati che emergono dalle varie inchieste
condotte dalla magistratura e dalle altre autorità.
L’ingegnere Mario Laurino ha discusso
come le bonifiche possono essere un motore di sviluppo dei Campi
Flegrei, mentre il geologo Andrea D’Oriano, ha relazionato sulla
geotermia come risorsa del territorio.
L’ultimo relatore, il dott. Josi
Gerardo Della Ragione, ha presentato una relazione sul tema “Bioparco
e Biodistretto dei Campi Flegrei”.
Dopo l’ultimo relatore sono
intervenuti una decina di rappresentanti delle associazioni e
movimenti che operano sul territorio.
Anthony M. Quattrone, presidente della
Scuola Internazionale di Napoli, ha concluso i lavori con un
intervento riassuntivo, lanciando la sfida ai movimenti e alle
associazioni di passare a una nuova fase dell’impegno per il
rilancio e il riscatto dei nostri territori, attraverso lo sviluppo
di una visione condivisa di quello che dovrebbero essere i Campi
Flegrei del 2020.
mercoledì 9 ottobre 2013
Convegno: CAMPI FLEGREI 2020, dalla terra dei veleni alla terra del riscatto
Invito
Sabato
12 ottobre 2013 ore 9,30-13,30, l'Associazione per il Meridionalismo
Democratico, il Centro Studi Sociali Politici ed Economici "Sandro
Pertini" e l'Associazione Free Bacoli, con il Patrocinio della Provincia
di Napoli, organizzano il convegno CAMPI FLEGREI 2020, dalla terra
dei veleni alla terra del riscatto
Hotel Agave sala convegni, SS 7-IV Domitiana Km 53,39
Ingresso riservato distributore Q8, Lago d’Averno, raccordo Tangenziale, corsia direzione Napoli.
Evento Facebook
giovedì 3 ottobre 2013
Putin, Russia, Greenpeace, Cristian D’Alessandro: chi sono i pirati?
Il militante napoletano di Greenpeace, Cristian D'Alessandro, incriminato per pirateria in Russia
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Alessandro Citarella
Come ben sappiamo per la dovizia di particolari fotografici
forniti da Greenpeace ma soprattutto messi dappertutto dal governo russo, sono
in stato di detenzione praticamente senza diritti 30 attivisti di Greenpeace
che protestavano pacificamente e con atti puramente dimostrativi, come da
consolidati precedenti storici dal 25 Settembre scorso.
Come criminali terroristi saranno in stato di detenzione
cautelare per almeno 2 mesi fino a quando non accerteranno se siano pirati
oppure no.
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