lunedì 25 novembre 2013

Il Forum a Napoli e la (mancata) ricchezza della cultura

di Vincenzo Villarosa

Il “Forum Internazionale delle Culture”, che la città di Napoli ospita nel 2013, è un evento promosso dall’Unesco, con il fine di promuovere il dialogo tra le diverse culture dei popoli del mondo. La prima edizione si svolse a Barcellona, nel 2004, sui temi della diversità, dello sviluppo sostenibile e della pace, la seconda nel 2007 a Monterrey, in Messico, con l’aggiunta del tema della conoscenza, e la terza a Valparaiso, in Cile nel 2010, con un particolare accento posto sul problema della povertà.  Nella città partenopea, l’amministrazione del Sindaco De Magistris ha promosso il Forum, mentre la Regione si è accollata l’onere finanziario dell’evento.



Non parleremo qui delle polemiche sorte attorno alla gestione del Forum,

sabato 23 novembre 2013

Dopo il danno, la beffa: La fiera degli sketch!

di Sabrina Creuso

Pomì sbandiera ai quattro venti la provenienza “padana” delle materie prime utilizzate per la produzione di conserve, senza considerare tra l’altro che la pianura Padana non sta molto meglio della Campania, a causa delle polveri sottili, derivanti dai vari inceneritori e dalle fabbriche ancora attive, che invadono il suo territorio.  Il direttore de “L’Espresso” denigra Napoli con una copertina dal titolo “Bevi Napoli e poi muori”, quando i dati condannano, senza appello, la cattiva qualità delle acque al di sopra del Po, allora il quadro è completo. Viene da pensare: senti da che pulpito viene la predica!

Da meridionalisti abbiamo sentito il dovere di aggiungere un "mai" prima di "Pomì"

Le aziende del nord prima devastano i nostri territori con i loro rifiuti tossici industriali inquinando in lungo e in largo, poi si permettono di pubblicizzare, con la complicità dei media controllati da gruppi industriali e finanziari del Nord, la tracciabilità della provenienza dei prodotti agricoli.

domenica 10 novembre 2013

Settimana di lotta a Napoli




Durante la settimana dell’11 novembre ci saranno tre iniziative nella città di Napoli che i Meridionalisti Democratici sosterranno in pieno. Le prime due riguardano la zona flegrea della città -- lo Zoo il 12 novembre e le Terme di Agnano il 15 novembre-- mentre la terza è la manifestazione del 16 novembre contro il biocidio. Andiamo in ordine cronologico:

I quartieri flegrei napoletani
E' fondamentale per il rilancio e il riscatto dell’intera Zona Flegrea che i quartieri napoletani di Bagnoli, Fuorigrotta, Soccavo e Pianura

giovedì 7 novembre 2013

Solidarietà al popolo bretone in lotta!

I media occultano la notizia: da 10 giorni è in corso una rivolta popolare in Bretagna contro il fisco francese

Popolazione in piazza in Bretagna
Si sta toccando con mano cosa accade quando i media, da noi come in Europa, sono lo strumento principale di gestione del potere da parte di una classe politica venduta per intero al colonialismo finanziario che vuole una democrazia di facciata, basando sulle menzogne la propria attività.
Dopo anni di sofferenza e di malcontento generalizzato, la Bretagna, che in Francia è l’equivalente del Sud in Italia, ha detto basta ed è in questi giorni interamente in piazza.

Un nuovo aumento delle tasse sui prodotti agricoli, sui quali si regge gran parte dell’economia bretone ha acceso la miccia, ma ben presto la protesta è dilagata coinvolgendo l’intera popolazione della regione, da sempre talmente poco incline ad essere assoggettata al governo centrale di Parigi tanto che in ben 700.000 hanno ripreso l’uso della scomparsa lingua bretone in circa 50 anni, recuperando tradizioni, identità e lottando politicamente per una fortissima autonomia, che vede i partiti locali come maggioranza assoluta a livello di elezioni nell'ambito della regione.

Bandiera Bretone
In Bretagna, infatti, il tricolore è quasi assente, la bandiera più diffusa è quella storica, Gwenn-ha-du, e chi visita quei luoghi così stupendi che si affacciano sull’Atlantico, non chiami un cittadino del luogo con l’aggettivo francese o non si rivolga a lui in lingua francese, perché tutto ciò potrebbe passare facilmente come un’offesa. I bretoni tengono molto alle proprie radici culturali e linguistiche, diverse da quelle del resto del paese e se poi Parigi impone scelte che condizionano la vita quotidiana e l’economia della regione, ecco che la protesta esplode e diventa quasi impossibile controllarla.

In questi giorni i media francesi spacciano le grandi manifestazioni come una protesta di piccoli gruppi di studenti contro le presunte politiche anti immigrazione del governo Hollande, mentre in Bretagna i “berretti rossi” stanno guidando una sommossa che coinvolge tutta la regione. I berretti rossi sono il simbolo scelto dagli agricoltori in protesta, come facevano nel settecento gli scioperanti contro il fisco, e li indossano come segno distintivo; così dalle campagne, i tumulti sono arrivati alle città: Brest e Rennes su tutte, ma tanti altri importanti centri sono paralizzati da quasi una settimana tra scioperi, occupazioni e scontri con le forze dell’ordine.

Mappa della Bretagna
La popolazione è scesa in piazza e la situazione sembra decisamente fuori controllo, anzi molte fonti locali affermano che è letteralmente sfuggita di mano a Polizia e Gendarmeria.
La gente comune è passata dalle parole ai fatti, e poiché gran parte delle nuove accise è riscossa dai caselli autostradali molti cittadini, dopo aver piazzato delle micro cariche sui caselli, li hanno tirati giù in modo che sia difficile se non impossibile riscuotere i pedaggi.


La protesta degli agricoltori si è quindi trasformata nella rivolta di un’intera popolazione che rivendica anni di angherie e soprusi da parte del governo nazionale e che vuole difendere le proprie radici culturali.

A preoccupare l’Eliseo è anche un effetto domino che tutto ciò potrebbe avere in Francia e, perché no, in Europa: dopo aver cercato di nascondere la notizia, adesso i media, a seguito di 5 giorni di autentiche battaglie urbane, non possono più celare nulla e in un paese dove, come avviene anche in Italia, non ne può più di governi che pensano agli affari personali di qualcuno piuttosto che ad un’economia che porta solo disagi e povertà. Le immagini bretoni potrebbero dar manforte ad altri movimenti in altre regioni, come ad esempio a quelli che sono in corso da noi per le Terre dei Fuochi.

I Meridionalisti Democratici sono solidali con i confratelli bretoni, poiché fanno parte della stessa rete politica in lotta per la liberazione dallo status coloniale in cui ci ritroviamo assieme ad altri.

Il triskell che abbiamo nel simbolo del nostro movimento politico indica che fin dall’atto della sua fondazione il nostro movimento lotta per l’autodeterminazione dei popoli colonizzati, partendo dalle Due Sicilie, uniti per un federalismo europeo basato sull’uguaglianza e sulla democrazia, non bancaria ma politica, di popoli liberi da centralismi oppressivi. Salutiamo i fratelli bretoni come si usa da loro, con un caloroso Yech’ed mat ! Alla salute !

Alessandro Citarella


domenica 3 novembre 2013

Sversamento rifiuti tossici: le responsabilità dello Stato Italiano



Qualche giorno fa, il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha de-secretato i verbali del camorrista Carmine Schiavone sullo sversamento illegale di rifiuti tossici nei nostri territori. Oggi sappiamo quello che sospettavamo da tanto tempo: Le più alte cariche dello Stato sapevano, lo sapevano i magistrati, lo sapevano le forze dell’ordine. Lo sapevano i parlamentari così come molti amministratori pubblici.  Maggioranza ed opposizione sapevano -- hanno sempre saputo; anche gli ambientalisti sapevano, ma hanno supinamente sostenuto ubbidientemente il segreto di Stato.  L’Italia e le sue istituzioni nazionali e locali sapevano. Tutti gli apparati dello Stato italiano, gli stessi apparati dello stesso stato che governa i nostri territori fin dal 1860-61, sapevano.

Oggi sappiamo che le autorità italiane avrebbero potuto condurre in modo segreto le necessarie indagini per colpire i colpevoli del business dei rifiuti tossici, per capire dove andassero i profitti e chi fossero i beneficiari dei traffici, ma, nel frattempo prendere, tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione e il territorio da quei danni che, attraverso la mancata conoscenza e il non intervento, hanno generato le condizioni ambientali e sanitarie che attualmente affliggono la nostra gente e i nostri territori. Si poteva agire per evitare i morti, gli ammalati, il dolore, la sofferenza e la povertà, senza togliere nulla alla segretezza necessaria per svolgere le indagini.  Prendiamo atto che l’Italia ha scelto, ancora una volta, di trattarci da colonia interna, dove la vita del colonizzato non vale niente, specialmente se il colonizzato decide di non abbandonare il suo territorio, diventando emigrante.

E’ particolarmente amaro per i meridionalisti democratici ricevere la conferma che i diversi politici meridionali che hanno ricoperto ruoli di potere nello Stato italiano, come quella di ministro degli interni o quella di ministro dell’ambiente, sono stati strumentali nel nascondere alla popolazione lo stato delle cose per tanti anni.

Oggi è anche preoccupate l’uso strumentale che i media italiani fanno delle interviste di Schiavone, che in televisione sembra essere indicato come “un buono”, ovvero quello che oggi richiama la politica e i governanti a un maggior senso di responsabilità—sembra una eccezionale opera di distrazione di massa, dove un camorrista pentito, responsabile della morte di tantissime persone, diventa il centro dell’attività per la difesa della salute e dei territori!  La spettacolarizzazione di Schiavone è alquanto sospetta.

E va anche denunciata l’azione intrapresa da più parti per generalizzare che tutta la produzione agricola campana e meridionale è inquinata.  Già si vedono in televisione le pubblicità che indicano che un tal prodotto non contiene alimenti campani.

Le lotte che i cittadini stanno conducendo con maggiore insistenza negli ultimi mesi in Campania stanno prendendo sempre di più una colorazione identitaria. Sono sempre di più gli striscioni e i cartelli che accusano lo Stato italiano per le condizioni in cui versano i nostri territori.  Gli slogan vanno dal “bonifichiamoci dall'Italia” ad altre che riconducono agli accordi iniziali fra piemontesi, mafia e camorra, una continuità nei presunti accordi fra stato e mafia, ancora oggi oggetti di interesse giornalistico.  Sempre più spesso i manifestanti portano bandiere e simboli identitari.  Anche se i media non pubblicizzano la svolta identitaria che sta prendendo la lotta nella “Terra dei Fuochi”, è sempre più difficile pubblicare foto che non abbiamo le bandiere e gli striscioni e i cartelli con gli slogan identitari.

I Meridionalisti Democratici vogliono che i territori avvelenati dalla mala politica collusa con le ecomafie siano totalmente bonificati e progressivamente riavviati alle produzioni agroalimentari tipiche e di eccellenza che li caratterizzavano.

Le bonifiche devono necessariamente essere attuate a seguito di una corretta e globale mappatura di tutto il territorio con la stesura di un progetto elaborato da veri esperti e poi condiviso con cittadini ed associazioni e comitati. MD vuole, infine, che le bonifiche rappresentino un momento di riscatto sociale ed economico dell'intero Sud sin dalle loro prime fasi, attraverso un'attenta vigilanza sul conferimento degli appalti, proibendo il subappalto e con l'adeguata formazione di personale tecnico e di manodopera specializzata locale da impiegare.

Infine, i meridionalisti democratici chiedono l’applicazione dell’articolo 439 del codice penale che recita che “Chiunque avvelena acque o sostanze destinate all'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, è punito con la reclusione non inferiore a quindici anni. Se dal fatto deriva la morte di alcuno, si applica l'ergastolo.”  L’avvelenamento dei nostri territori non può e non deve cadere in prescrizione.

lunedì 21 ottobre 2013

I Meridionalisti Democratici aderiscono alla rete internazionale NoFracking

di Alessandro Citarella 

Rete Italiana del no fracking
Abbiamo aderito alla rete “NoFracking” perché dà una informazione oggettiva che permette a chiunque di conoscere lo stato dell’arte di questo controverso metodo per identificare ed estrarre idrocarburi dal sottosuolo. La rete impedisce così che tutte le notizie riguardante il fracking siano completamente nelle mani dei comunicatori delle lobby internazionali dell’energia, già tristemente famose per i troppi danni creati al pianeta. I comunicatori del mondo dell’energia forniscono dati e informazioni in modo totalmente parziale, curando solo gli interessi delle multinazionali e delle finanziarie, cercando di non rendere conto a nessuno del proprio operato. 

Secondo un documento della Commissione Parlamentare italiana per l’Ambiente, territorio e lavori pubblici del 18 settembre 2013, per fracking o fratturazione idraulica “si intende la tecnica di estrazione di idrocarburi, come il petrolio ed il gas naturale conosciuto come shale gas, dalle rocce mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua ed altri reagenti chimici nel sottosuolo, in modo da fratturare le rocce di scisto sottostanti incrementando in tal modo la liberazione e la migrazione in superficie dei fluidi contenenti idrocarburi liquidi o gassosi, per il successivo immagazzinamento.” 

Schema di fratturazione idraulica - fracking
Il documento parlamentare indica che “Questa tecnica può determinare effetti anche di tipo ambientale, in quanto modificando la struttura e le caratteristiche fisiche di trasmissività del sottosuolo, si può determinare la messa in comunicazione di falde con differenti qualità delle acque, utilizzate nel processo di fratturazione idraulica, spesso addizionate a diverse sostanze pericolose, tra le quali naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadeldeide, acido solforico, tiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrilamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldeide, ftalati, cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, krypton, zinco, xenon e manganese.” 

La commissione ambiente, territorio e lavori pubblici avverte che “tale metodologia è stata utilizzata in diversi contesti geologici americani, di cui la bibliografia scientifica ne riporta anche gli effetti negativi: sulla base di una casistica molto diffusa, e in particolare dei numerosi eventi accaduti nello Stato dell’Ohio il cui territorio ospita ben 177 pozzi di trivellamento, una parte della comunità scientifica ha maturato l’idea che vi possa essere una correlazione specifica tra le operazioni di indagine geologica per mezzo del fracking e l’aumento dei fenomeni sismici e ciò avrebbe indotto le autorità a regolamentare in modo più rigido l’utilizzo di questa tecnica.” 

Inoltre, per la commissione ambiente, territorio e lavori pubblici del Parlamento italiano, l’attuale letteratura scientifica ha già lanciato diversi allarmi sulla pericolosità della pratica del fracking, specialmente per quanto riguarda la potenziale contaminazione della falde acquifere sotterranee e superficiali “dovute a fuoriuscite di fluidi di fratturazione contenenti additivi chimici o di acque reflue contenenti gas metano disciolto, fango e sostanze chimiche (ad esempio metalli pesanti) e radioattive eventualmente provenienti dal giacimento”. 

La tendenza attuale dei paesi che ricevono richieste di installazione di impianti estrattivi è di sospenderne le autorizzazioni per una dovuta cautela, ma notiamo anche che vi è una forte pressione delle lobby dell’estrazione e quando non vi è mobilitazione ed attenzione delle popolazioni, i governi tendono a pendere frettolosamente dalla parte di questi colossi finanziari. In Italia si registra la contraddizione che mentre il Parlamento sulla base delle richieste popolari ferma il fracking, l’attuale Primo Ministro Enrico Letta invita a un “atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia come lo shale gas”, forse reagendo alle forti pressioni delle lobby dell’energia. Staremo in guardia e parteciperemo alla corretta informazione su questo tema senza lasciarci intimidire dai potenti dell’energia e dai loro partner politici che militano nei partiti tosco-padani.
La mappa europea della protesta per il no fracking

mercoledì 16 ottobre 2013

Quarto (Na) risponde all'appello dei Meridionalisti Democratici

Meridionalisti Democratici – federalisti europei
Corso della Repubblica n. 78 - 80078 Pozzuoli (Na)

Ufficio di Presidenza
Prot- 2013.10.16

Abbiamo il piacere di informarvi  della nascita di una nuova sezione del nostro partito nell'area Flegrea e precisamente nel Comune di Quarto (Na).


A nome del Presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico Capobianco, del Coordinatore Regionale Campania, Alessandro Citarella e del Segretario Provinciale di Napoli, Luigi Guarino diamo il benvenuto gli amici della Sezione di Quarto, ecco di seguito i contatti:


Meridionalisti Democratici di Quarto
Sezione "Antonio De Curtis"
Via Santa Maria n. 275
80010 Quarto (Na)
Segretario: Roberto Di Paola
e.mail: robertodipaola@meridem.org


Formuliamo i nostri migliori auguri al Dott. Roberto De Paola, segretario della sezione e a tutti i nuovi iscritti.

Caldoro e la terra dei veleni

Il Governatore Stefano Caldoro ha pubblicamente chiesto l’intervento del governo per risolvere il problema delle bonifiche in Campania ed in particolare nell'area compresa tra Giugliano, Acerra e Caivano “la terra dei fuochi”.
Mappa della cosidetta "Terra dei fuochi"
Secondo Caldoro si tratta di una emergenza nazionale da intervento immediato. Egli sostiene che la Regione e gli enti locali hanno già fatto tanto ed ora tocca alle istituzioni nazionali.
Di fronte a queste affermazioni non possiamo far altro che rappresentare il nostro sdegno, visto che come riconosce lo stesso Caldoro la Campania è stata stuprata da 30 anni di malaffare e camorra che hanno trasferito illecitamente nei nostri territori rifiuti tossici e pericolosi provenienti dal Nord Italia, dalla Francia e dalla Germania. In tutto questo gioco sporco di denaro e che ha seminato una quantità di veleni enorme nelle nostre terre e nelle nostre acque, la politica locale e regionale c’è entrata e come, attraverso le sue collusioni con la camorra, il silenzio, l’incapacità di prendere decisioni ecosostenibili sul da farsi, anche nella gestione ordinaria dei rifiuti.
Sino al 2009 la Campania vantava il triste primato dell’otto percento in raccolta differenziata, perché’ si preferiva per meri interessi economici pensare a costruire inceneritori, costruiti e gestiti dai soliti noti ed il cui residuo finale, nonché i filtri comunque vanno smaltiti.
Sito di stoccaggio delle "Eco balle" di Taverna del Re
Lo stesso tentativo di realizzazione di un nuovo inceneritore a Giugliano ove distruggere tutto il “tale e quale” attualmente stoccato nelle “ecoballe” di Taverna del Re e della ex Resit è un pensiero folle, visti i continui ritrovamenti di sostanze tossiche, pericolose e nocive all'interno di questi siti -- sostanze cancerogene e mutagene che certamente non vanno incenerite. A Napoli e Giugliano si è manifestato duramente contro questa “folle decisione”, ma le istituzioni vogliono andare avanti per la loro strada sempre e solo nella logica dell’interesse di pochi.
Per noi Meridionalisti Democratici è fondamentale mirare al “rifiuto residuo zero”, attraverso la raccolta differenziata, l’apertura di centri di compostaggio per la frazione umida, di fabbriche per il riciclo della plastica, del vetro, dell’alluminio. Relativamente ai “veleni” che l’intera classe politica ci ha regalato dalla metà degli anni 90 ad oggi, con il relativo carico di morte, vogliamo che questi siano rimossi totalmente. Non ci possiamo accontentare e non dobbiamo pensare possibile far dichiarare quei terreni non bonificabili, perché’ ciò non è vero, ma costa. Vogliamo che le bonifiche partano subito e che siano affidate ad aziende locali certificate e che diano occupazione a lavoratori del territorio. Non vogliamo altre Jacorossi o Recam, oggi Astir, aziende carrozzone che hanno solo intascato soldi pubblici senza mai bonificare nulla. La vera emergenza nazionale è la classe politica corrotta e collusa che dopo aver partecipato attivamente all'avvelenamento del territorio, ora vede nel business delle bonifiche e dell’incenerimento un’ulteriore possibilità di arricchimento.
--Nicola Olivieri

Campi Flegrei 2020 dalla terra dei veleni alla terra del riscatto

Il convegno “Campi Flegrei 2020 -- dalla terra dei veleni alla terra del riscatto” si è tenuto il 12 ottobre 2013, dalle ore 10,30 alle 13,30, a Pozzuoli (Napoli) presso il complesso Agave. Lo scopo degli organizzatori del Convegno è stato di gettare le basi per sviluppare una visione per il futuro dei Campi Flegrei, partendo dalle cause storiche delle condizioni attuali, fotografando lo stato del territorio, proponendo una via per valorizzare le sue risorse, secondo la vocazione naturale dei suoi abitanti e nel rispetto della legalità.

Il convegno, organizzato dall’Associazione per il Meridionalismo Democratico, dal Centro Studi Sandro Pertini e da Freebacoli, con il patrocinio della Provincia di Napoli, è stato moderato dal giornalista flegreo CiroBiondi. Prima dell’inizio dei lavori, la platea ha osservato un minuto di raccoglimento per ricordare gli immigranti morti durante gli ultimi dieci giorni nel tentativo di raggiungere l’isola di Lampedusa.

Il giornalista de “Il Mattino” Gigi Di Fiore ha aperto il convegno con cenni storici su come la “malaunità” italiana ha creato alcuni presupposti che impediscono un reale sviluppo dei nostri territori. Di Fiore, di recente ritorno da Lampedusa ha trovato assonanze fra la “terra dei veleni” e gli sbarchi degli immigranti a Lampedusa, ricordando che sempre un sud più a sud.

Dopo l’intervento di Di Fiore, è stato proiettato un video prodotto da Marco Fantasia che paragona le condizioni preunitarie dei nostri territori, con le eccellenze raggiunte in diversi campi, con lo sfacelo generale che l’unità ha portato a Napoli e a tutto il Sud.

Il sociologo dell’Università di Bari, Prof. Giuseppe Tribuzio, ha messo in risalto l’importanza di una rivoluzione culturale nei nostri territori basata sull’acquisizione della conoscenza. Per Tribuzio, la conoscenza è potere.

Il Prof. Vincenzo Crosio ha descritto il rapporto fra economia, intervento dello stato e colonizzazione nei nostri territori.

Il dottor Nicola Olivieri, medico del lavoro, ha descritto l’avvelenamento delle terre e delle acque dei Campi Flegrei citando dati che emergono dalle varie inchieste condotte dalla magistratura e dalle altre autorità.

L’ingegnere Mario Laurino ha discusso come le bonifiche possono essere un motore di sviluppo dei Campi Flegrei, mentre il geologo Andrea D’Oriano, ha relazionato sulla geotermia come risorsa del territorio.

L’ultimo relatore, il dott. Josi Gerardo Della Ragione, ha presentato una relazione sul tema “Bioparco e Biodistretto dei Campi Flegrei”.

Dopo l’ultimo relatore sono intervenuti una decina di rappresentanti delle associazioni e movimenti che operano sul territorio.

Anthony M. Quattrone, presidente della Scuola Internazionale di Napoli, ha concluso i lavori con un intervento riassuntivo, lanciando la sfida ai movimenti e alle associazioni di passare a una nuova fase dell’impegno per il rilancio e il riscatto dei nostri territori, attraverso lo sviluppo di una visione condivisa di quello che dovrebbero essere i Campi Flegrei del 2020.

mercoledì 9 ottobre 2013

Convegno: CAMPI FLEGREI 2020, dalla terra dei veleni alla terra del riscatto

Invito
Sabato 12 ottobre 2013 ore 9,30-13,30, l'Associazione per il Meridionalismo Democratico, il Centro Studi Sociali Politici ed Economici "Sandro Pertini" e l'Associazione Free Bacoli, con il Patrocinio della Provincia di Napoli, organizzano il convegno CAMPI FLEGREI 2020, dalla terra dei veleni alla terra del riscatto
Hotel Agave sala convegni, SS 7-IV Domitiana Km 53,39
Ingresso riservato distributore Q8, Lago d’Averno, raccordo Tangenziale, corsia direzione Napoli.

Evento Facebook

giovedì 3 ottobre 2013

Putin, Russia, Greenpeace, Cristian D’Alessandro: chi sono i pirati?

Il militante napoletano di Greenpeace, Cristian D'Alessandro, incriminato per pirateria in Russia



Alessandro Citarella

Come ben sappiamo per la dovizia di particolari fotografici forniti da Greenpeace ma soprattutto messi dappertutto dal governo russo, sono in stato di detenzione praticamente senza diritti 30 attivisti di Greenpeace che protestavano pacificamente e con atti puramente dimostrativi, come da consolidati precedenti storici dal 25 Settembre scorso.

Come criminali terroristi saranno in stato di detenzione cautelare per almeno 2 mesi fino a quando non accerteranno se siano pirati oppure no.