Il presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico Capobianco, ci ha segnalato un video del 2011, dove Nicola Gratteri parla del "risorgimento" in termini di stragi e di rapine ai danni del Sud. Era impossibile che un magistrato con una chiara visione sulla storia dell'annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte potesse diventare ministro della giustizia in un paese che ancora oggi ignora le stragi di meridionali compiute dai Savoia nella guerra di conquista e di rapina chiamata "risorgimento".
sabato 22 febbraio 2014
Napolitano boccia il magistrato antimafia calabrese Nicola Gratteri come ministro della giustizia
Secondo il giornalista Peter Gomez de "Il fatto quotidiano" è Giorgio Napolitano il responsabile della bocciatura del magistrato antimafia calabrese Nicola Gratteri come ministro della giustizia. Secondo Gomez, “Al colloquio fra il Colle e il segretario Pd, il magistrato antimafia è entrato ministro ed è uscito pm”. Al suo posto Andrea Orlando, “politico che si oppone al carcere a vita, per la gioia di tanti mafiosi”. Chinando la testa al diktat del Quirinale, il “politico rottamatore finisce per rottamare se stesso e le speranze di cambiamento di tanti italiani”.
Il presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico Capobianco, ci ha segnalato un video del 2011, dove Nicola Gratteri parla del "risorgimento" in termini di stragi e di rapine ai danni del Sud. Era impossibile che un magistrato con una chiara visione sulla storia dell'annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte potesse diventare ministro della giustizia in un paese che ancora oggi ignora le stragi di meridionali compiute dai Savoia nella guerra di conquista e di rapina chiamata "risorgimento".
Il presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico Capobianco, ci ha segnalato un video del 2011, dove Nicola Gratteri parla del "risorgimento" in termini di stragi e di rapine ai danni del Sud. Era impossibile che un magistrato con una chiara visione sulla storia dell'annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte potesse diventare ministro della giustizia in un paese che ancora oggi ignora le stragi di meridionali compiute dai Savoia nella guerra di conquista e di rapina chiamata "risorgimento".
venerdì 7 febbraio 2014
Elezioni Sardegna: Meridionalisti Democratici per Michela Murgia e Sardegna Possibile
I Meridionalisti
Democratici osservano con grande attenzione la tornata elettorale del
16 Febbraio 2014 quando si svolgeranno le elezioni regionali in
Sardegna, dove gli aventi diritto al voto sono quasi un milione e
mezzo e fra questi ci sono anche moltissimi sardi emigrati
all’estero.
Il popolo sardo vive in
una condizione di totale subalternità coloniale caratterizzata dal
dominio politico, economico e militare del governo di Roma. Le
terribili vicissitudini del popolo sardo sono sotto gli occhi di
tutti, con Equitalia che ha espropriato le terre ed i beni di
moltissime, troppe, famiglie di pastori, regalandole alle banche ed
ai ricchi lobbysti; con i soldi destinati al pecorino sardo finiti
nelle tasche dei padroni padani del parmigiano e del grana padano;
con le banche che invece di aiutare le piccole imprese, le hanno
letteralmente strangolate, facendo arrivare gli ufficiali giudiziari
fuori l’uscio di casa in caso di una qualsiasi morosità; con i
Pastori Sardi e gli operari dell’Alcoa che hanno ripetutamente
manifestato anche a Roma, chiedendo la difesa del posto di lavoro o
della propria occupazione, ricevendo, invece, in cambio solo botte,
licenziamenti e fallimenti giudiziari.
Per queste elezioni, i
Meridionalisti Democratici simpatizzano per i sardisti veri, per
quelli che antepongono la bandiera della loro terra, quella dei
Quattro Mori, al tricolore italiano che invece rappresenta da oltre
153 anni una brutale occupazione che ha portato solo emigrazione, la
distruzione della lingua e delle tradizioni, e che ha imposto
un’economia decisamente favorevole a interessi estranei all’Isola
e alla sua popolazione. La politica italiana in Sardegna è stata
caratterizzata dalla totale insufficienza nello sviluppo delle
infrastrutture e dall’occupazione militare di 35 mila ettari di
territorio messo sotto vincolo di servitù militare. I Meridionalisti
Democratici simpatizzano per i sardisti veri perché ci sono altri
che si spacciano per tali, ma hanno svenduto la bandiera sarda ad un
politico pregiudicato e amico dei poteri forti del Nord e di altri
paesi.
I Meridionalisti
Democratici seguono con grande interesse le indicazioni che Sardigna
Natzione, sanatzione.eu,
sta dando per il voto del 16 febbraio 2014. Per Sardigna Natzione,
che ha anche lanciato l’appello per formare il Partito Nazionale
Sardo dopo le elezioni regionali, è utile e coerente dare il voto a
Sardegna Possibile come prima scelta fra le coalizioni sardiste,
mettendo all’ultimo posto quelle formazioni sarde che si presentano
all’interno delle coalizioni italiane.
In linea con le
indicazioni di Sardigna Natzione, i Meridionalisti Democratici
manifestano profonda stima per Michela Murgia, una scrittrice e
lavoratrice proveniente dal popolo e con una vita senza compromessi
dedicata seriamente alla sua terra, candidata presidente della
coalizione Sardegna Possibile. Questa coalizione ha progetti veri e
seri, proposte chiarissime e condivisibili, con un funzionamento
realmente democratico, che raggruppa quattro formazioni autonomiste,
indipendentiste ma anche realmente democratiche e progressiste. La
linea politica e la metodologia di Sardegna Possibile coincide in
molti punti con quella dei Meridionalisti Democratici.
Invitiamo i nostri iscritti, simpatizzanti e lettori a consultare il sito di Sardegna Possibile, sardegnapossibile.com e di sostenere lo sforzo dei sardisti veri, contattando parenti, amici e conoscenti residenti in Sardegna affinché votino per Michela Murgia come Presidente della Regione e per la coalizione Sardegna Possibile al Consiglio Regionale.
sabato 1 febbraio 2014
L’asse Renzi-Berlusconi all’attacco della democrazia territoriale
I Meridionalisti Democratici denunciano
l’accordo del 18 gennaio 2014 fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi
sulla riforma del sistema elettorale perché è un chiaro tentativo
di restringere la democrazia rappresentativa e avrà anche la
conseguenza di rendere molto difficile l’accesso al Parlamento
italiano da parte di nuovi movimenti territoriali. Nascondendosi
dietro il pretesto che la frammentazione politica rende difficile
governare un paese come l’Italia, il Segretario del Partito
Democratico e il Presidente di Forza Italia hanno proposto un sistema
che premierebbe con il 53% dei seggi alla Camera il partito o la
coalizione che vince le elezioni con almeno il 35% dei voti,
piazzando anche lo sbarramento dell’8% per entrare in Parlamento
per tutti quei partiti che si presentano da soli o del 5% per chi si
presenta all’interno di una coalizione, e del 12% per le stesse
coalizioni per poter accedere al Parlamento. L’accordo finale che
dovrebbe essere discusso alla Camera il prossimo 11 febbraio 2014
probabilmente includerà percentuali leggermente diverse, che non
cambieranno la sostanza della proposta, e forse una clausola “salva
Lega” che dovrebbe permettere alle formazioni che si presentano
solo in 7 circoscrizioni di entrare in Parlamento se raggiungono
almeno il 9% del voto.
Una lettura attenta della proposta
Renzi-Berlusconi evidenzia che l’Italicum, come è stata chiamata
questa riforma elettorale, non differisce molto dal cosiddetto
Porcellum. Per ventisette autorevoli costituzionalisti italiani l’Italicum
“consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una
riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto
Porcellum – e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa
hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della
recente sentenza della Corte costituzionale”. Alla base del
giudizio negativo della massima corte italiana è la convinzione che
il premio di maggioranza del Porcellum rappresenta la “lesione
dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica”.
La Consulta aveva anche chiaramente
criticato nel Porcellum l’impossibilità da parte dei cittadini di
scegliere i candidati da eleggere attraverso le preferenze – la
proposta Renzi-Berlusconi lascia alle segreterie dei partiti la
decisione dei candidati da mettere in cima alla lista elettorale di
ciascun partito, da eleggere indipendentemente dalle preferenze dei
votanti.
Lo sbarramento del 5% impedirebbe a una
formazione o lista elettorale meridionalista di entrare in Parlamento
anche ottenendo un voto significativo nei territori dell’ex Regno
delle Due Sicilie. Il concetto può essere ben descritto usando i
dati delle ultime elezioni per il Parlamento italiano, quelle del
febbraio 2013. In quella occasione, per la Camera votarono
35.270.926 persone in tutta Italia. Secondo la proposta
Renzi-Berlusconi, un partito che si presenta fuori da qualsiasi
coalizione avrebbe dovuto raggiungere 2.821.674 voti (ovvero l’otto
percento del voto nazionale) per entrare nella Camera. Nel caso del
Mezzogiorno d’Italia (escluso il basso Lazio) e della Sicilia,
nelle scorse elezioni hanno votato 10.401.518 cittadini. Pertanto,
una formazione meridionalista che si presenta solo nel Mezzogiorno
(escluso il basso Lazio) e in Sicilia, pur raggiungendo il 27% del
voto meridionale, non entrerebbe in Parlamento e, secondo i dati
emersi dalle ultime elezioni per la Camera, quelle del febbraio 2013,
poiché otterrebbe 2.808.410 voti, resterebbe sotto di 13 mila voti
dal minimo dell’otto percento nazionale richiesto dalla
Renzi-Berlusconi. In breve, raggiungerebbe un risultato di tutto
rispetto nel territorio di riferimento, ma non sarebbe presente in
Parlamento.
Come meridionalisti, non siamo affatto
sorpresi dalla proposta tosco-padana Renzi-Berlusconi. Sappiamo che è
necessario per lo Stato italiano preservare lo status quo rispetto al
controllo coloniale dei nostri territori, e, pertanto, è
fondamentale tenere fuori dal Parlamento qualsiasi voce che
rappresenti i genuini interessi della nostra gente e dei nostri
territori. Siamo convinti che tutte le formazioni politiche, i
movimenti e le associazioni di ispirazione meridionalista,
autonomista o indipendentista devono opporre una dura resistenza
contro l’attuazione della Renzi-Berlusconi e in particolare contro
la proposta dello sbarramento dell’otto percento del voto nazionale
per le formazioni che non si presentano in coalizione.
Come movimento di ispirazione
democratica, chiamiamo all'appello tutti i sinceri democratici in ogni parte d’Europa per manifestare la loro indignazione per il
tentativo di soffocamento dei diritti democratici in Italia che si
attuerebbe attraverso lo stravolgimento del sistema elettorale e la
conseguente esclusione dai futuri Parlamenti delle formazioni che
mirano a rappresentare realtà territoriali, come la nostra. E’
necessario che ogni democratico faccia sentire la sua voce,
attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili, mettendo le
giuste pressioni sui parlamentari italiani, affinché la proposta
Renzi-Berlusconi non si attui.
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Ubicazione:
Sud Italia
venerdì 17 gennaio 2014
I lavoratori di Gioia Tauro in prima fila per la pace in Siria
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| Porto di Gioia Tauro |
I meridionalisti
democratici-federalisti europei denunciano la demagogia della classe
dirigente calabrese, affiliata ai partiti nazionali italiani di
destra e di sinistra, in occasione della scelta del porto di Gioia
Tauro per il trasferimento del materiale chimico siriano da due navi
militari danesi e norvegesi ad una americana, nel contesto del
programma delle Nazioni Unite per l’alienazione delle armi chimiche
di Damasco. Il trasferimento dei materiali, che dovrebbe avvenire
quanto prima, premetterà a tecnici americani di trattarli e
neutralizzarli in acque internazionali a bordo della nave laboratorio
Cape Ray.
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| Nazioni Unite |
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| Nave danese Ark Futura |
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| Lavoratori di Gioia Tauro |
E’ ben diverso il tono dei lavoratori
del porto calabrese. Il segretario nazionale del Sindacato Unitario
Lavoratori, il sindacato dei portuali di Gioia Tauro, Antonino
Pronestì, ha dichiarato che "Se ci saranno certezze sulle
condizioni di sicurezza sul lavoro si può anche fare. Abbiamo saputo
della decisione di mandare le armi chimiche della Siria a Gioia Tauro
dai media -- Non diciamo di no a prescindere - ma vogliamo avere
certezze sulla sicurezza per i lavoratori". La posizione della
CGIL della Piana di Gioia Tauro è precisa: “Finalmente il governo
italiano si ricorda dell’esistenza del porto di Gioia Tauro. Lo fa
per lo smaltimento delle armi chimiche siriane ed utilizza uno degli
hub tecnologicamente più avanzati e, probabilmente, l’unico a
poter garantire il trasbordo da nave a nave senza stoccare i
containers nei piazzali. La Cgil di Gioia Tauro e la Filt, nel
prendere atto di una decisione di politica militare internazionale,
chiede che l’intera operazione si svolga con la certezza della
massima sicurezza per i lavoratori e la popolazione. Del resto, in
coerenza con la nostra politica di impegno per la pace e la
cooperazione fra i popoli, ribadiamo l’importanza della distruzione
delle armi chimiche. Approfittiamo però di questa occasione per
chiedere al Governo nazionale maggiore attenzione sul porto di Gioia
Tauro per implementare la capacità commerciale dello scalo e per
garantire quello sviluppo industriale che fino adesso né le
politiche nazionali né, a maggior ragione, le scelte della giunta
regionale, hanno prodotto. Anche per questo chiediamo al governo
nazionale e alla Giunta regionale di compiere atti concreti ed
immediati per il rientro al lavoro dei quasi 500 lavoratori in cassa
integrazione”.
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| Porto di Gioia Tauro, vista aerea |
I Meridionalisti Democratici
condividono in pieno la posizione positiva e costruttiva dei
lavoratori calabresi e condannano la solita demagogia di una classe
dirigente legata ai partiti nazionali italiani, pronta a mettere i
propri interessi elettorali e politici davanti a quelle dei
territori.
Fonti delle notizie:
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smaltimento armi chimiche
Ubicazione:
Gioia Tauro RC, Italia
martedì 14 gennaio 2014
L'identità politica dei Meridionalisti Democratici
Capita sempre più spesso ai Meridionalisti Democratici di sentirsi
rivolgere la domanda “siete di destra o di sinistra?” Ed è sempre più
difficile rispondere che destra e sinistra sono solo delle indicazioni
stradali, anche perché non crediamo che si possa risolvere la questione
della collocazione politica sfuggendo alla domanda rispondendo in modo
banale e qualunquistico.
Il nostro movimento usa quattro parole per descriversi :
MERIDIONALISTI DEMOCRATICI
federalisti europei
Con la prima parola “Meridionalisti”
abbiamo voluto intendere che la nostra area di attenzione è il
Mezzogiorno inteso come i territori che formavano l'ex Regno delle Due
Sicilie. Per essere ancora più chiari, il nostro raggio di azione
comprende i territori delle seguenti Regioni: Abruzzo, Molise, Campania,
Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e basso Lazio. Con la seconda parola “Democratici”, affermiamo la nostra convinzione che il sistema migliore di governo sia quello in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall'insieme dei cittadini. Pertanto siamo per la democrazia, sia come forma di stato, sia per il sistema di vita interna al nostro movimento. Il nostro essere democratici ci porta anche ad avere uno specifico interesse per lo sviluppo dei diritti democratici in tutti i contesti sociali e, pertanto, sentiamo l'esigenza di sostenere i diritti di cittadinanza in tutti gli ambiti, indipendentemente dall'essere meridionalisti o in sostegno dei meridionali. Per diritti di cittadinanza intendiamo i diritti civili, sociali, politici, economici ed etici, propri di ogni essere umano. Nel campo dei diritti civili, siamo per la libertà di parola, di stampa e di informazione, di espressione, per l'autodeterminazione, per il diritto alla sicurezza pubblica e personale e per la libertà di culto (e di non culto), così come siamo per la libertà di sciopero e di non scioperare, e per il diritto a tenere manifestazioni pubbliche, ordinate e nonviolente.
Nel campo dei diritti sociali siamo
per la solidarietà intesa anche come intervento statale per il benessere
dei cittadini, per l'assistenza sanitaria universale, per le pari
opportunità nel campo del lavoro, e siamo per la scuola pubblica. Nel
campo della politica siamo per il diritto alla candidatura ed
eleggibilità politica, così come siamo per il diritto dei cittadini di
organizzarsi in liberi partiti, associazioni o movimenti. Nel campo
economico siamo per il diritto di possedere la proprietà privata, di
utilizzare capitali propri, di fondare imprese economiche personali e di
partecipare al libero mercato. Nel campo dei diritti etici crediamo
che i cittadini devono avere il diritto di decidere sul proprio corpo,
di quali cure fare o non fare, di vivere il proprio orientamento
sessuale senza discriminazioni, e di condurre la ricerca scientifica
nella massima libertà, secondo canoni etici ma senza interferenze
religiose.
Con la parola “federalisti” intendiamo che sosteniamo la creazione di un
sistema statale composto da due livelli di governo, uno centrale e uno
territoriale, con sovranità di ciascuna nelle competenze specifiche.
Crediamo che sia necessario un forte governo centrale capace di
contrastare lo strapotere delle corporation internazionali che ormai
tentano di stravolgere qualsiasi legge che regoli il loro operare. Il
governo centrale deve essere capace di difendere i beni comuni contro
l'attacco indiscriminato che proviene dalla finanza internazionale e
dalle corporation, che vorrebbero privatizzare tutto e sottomettere ogni
legge alla regola del massimo profitto. Di pari passo pensiamo che la
migliore forma di governo democratico sia quella più vicina alla
popolazione governata. Nel nostro caso, vogliamo la costituzione di una
macro-regione composta dai territori dell'ex Regno delle Due Sicilie,
da federare alle altre macro-regioni italiane ed europee. Un
federalismo solidale e non “avvelenato” permetterebbe ad ogni popolo e
ad ogni territorio il diritto al rispetto delle differenze negli stili
di vita, delle culture e delle tradizioni, portando ad una genuina
valorizzazione dell'identità in un contesto caratterizzato dalla
collaborazione e dalla solidarietà.
Con la parola “europei” indichiamo sia il riferimento geografico sia
quello culturale e storico. Siamo un popolo europeo che si affaccia sul
Mediterraneo affondando le sue radici nella storia e cultura greca,
romana, osca e italica. Siamo un popolo che condivide con altri popoli
europei una storia millenaria che ha visto l'avanzamento dell'arte,
della letteratura, della filosofia, della scienze, della medicina, e del
pensiero politico liberal-socialista attraverso l'interazione fra
europei, da nord a sud, da est ad ovest. L'Europa dei popoli, suggerita
da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi è il tipo di Europa che vogliamo,
non certamente quella della Banca Centrale Europea. Allora, quando ci chiedono qual è la nostra collocazione politica, ci viene da rispondere che siamo diversi da quello che è oggi rappresentato dalla sinistra, dal centro e dalla destra, per il nostro senso di giustizia sociale e di uguaglianza, ma anche per il nostro rispetto per le differenze basate sul concetto del merito e dell'iniziativa privata.
Alla fine, quindi, poiché il nostro campo di azione è il riscatto ed il rilancio del Mezzogiorno all'interno di una prassi democratica, nel totale rispetto dei diritti di cittadinanza di ogni essere umano, siamo orgogliosamente fieri di non collocarci fra i partiti nazionali italiani di destra, di centro o di sinistra.
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riscatto e rilancio del Mezzogiorno
Ubicazione:
Pozzuoli NA, Italia
venerdì 10 gennaio 2014
Consiglieri di Bacoli a difesa dei “briganti” contro gli eredi del generale Cialdini !
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| www.meridem.it |
I MeridionalistiDemocratici-federalisti europei elogiano i consiglieri comunali
bacolesi, Adele Schiavo e Josi Gerardo Della Ragione, per aver difeso
la verità storica contro la decisione della maggioranza del
Consiglio Comunale di Bacoli, presa il 17 dicembre 2013, di
ringraziare l'Arma dei Carabinieri “per la lotta alla camorra e per
la lotta ai briganti” in occasione del bicentenario dell'arma il
prossimo giugno.
Adele Schiavo e Josi Della
Ragione, del gruppo indipendente, avevano proposto un emendamento in
cui chiedevano l’eliminazione della parte della frase relativa alla
lotta ai briganti, ma non sono riusciti a convincere i consiglieri
del Partito Democratico e di Forza Italia, che invece sono uniti nel
portare avanti una visione falsata del cosiddetto risorgimento.
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| da braccianti a briganti |
La giornalista Marica
Marzella ha scritto sul sito di Freebacoli che “questa decisione, per chi non
sa la storia dei briganti e conosce la parola soltanto nel suo senso
dispregiativo, è perfettamente legittima, quasi giusta. Ma per chi
la conosce, è una decisione vergognosa. Le 'bande di briganti' erano
gruppi, più o meno armati, di persone, tra cui anche ufficiali
dell’esercito borbonico, che combattevano per impedire la conquista
sabauda della loro terra. Per impedire i saccheggi, gli omicidi, le
carneficine che erano diventate un’abitudine all'indomani della
famigerata Unità. Persone che hanno combattuto per il loro paese e
che, come sempre avviene nella storia, sono state svilite e
demonizzate dal vincitore. Finché le cose non si
sanno, ci si può giustificare con la propria ignoranza. Ma non è
questo il caso. Molti dei consiglieri, infatti, hanno affermato di
conoscere la storia. Ma, nonostante ciò, non hanno cambiato idea.”
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| Carabinieri nel periodo post unitario |
I Meridionalisti
Democratici esprimono massimo rispetto per i carabinieri e per le
altre forze dell'ordine che ogni giorno combattono il crimine
organizzato, indipendentemente dai dubbi sollevati da diversi
magistrati su possibili accordi fra Stato italiano e mafia.
Tuttavia, se l'Arma celebra 200 anni di esistenza, ovvero celebra la
sua appartenenza allo stato dei Savoia, quello stesso stato che li ha
usati assieme ai Bersaglieri per massacrare la nostra gente con la
barbara occupazione del 1860-61, allora c'è ben poco da celebrare da
parte nostra. L'Arma dovrebbe iniziare un percorso di revisione
storica, ammettendo i crimini commessi contro le popolazioni
meridionali e semmai riconoscere anche che esistevano i Carabinieri
del Regno delle Due Sicilie.
I Meridionalisti
Democratici sostengono e ringraziano Adele Schiavo e Josi Della
Ragione per la battaglia che hanno fatto per difendere la memoria dei
nostri partigiani, dei cosiddetti Briganti, e si ripromettono di
continuare con ancora più forza e determinazione la battaglia contro
le politiche del Partito Democratico e di Forza Italia, due dei
maggiori partiti nazionali, sistematicamente alleati nel sostenere la
politica coloniale italiana nei nostri territori.
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| Fuga dei cervelli dal meridione |
Come nel 1860-61, quando
ci furono politici meridionali pronti a mettersi al servizio del
padrone savoiardo tradendo gli interessi del popolo, anche oggi ci
sono quelli eletti nei nostri territori che servono gli interessi
economici di gruppi industriali, commerciali e finanziari del nord e
delle grosse multinazionali. E' necessario smascherarli e denunciare
il loro comportamento, per sconfiggerli e relegarli alla pattumiera
della storia attraverso i mezzi nonviolenti che il sistema
democratico mette a disposizione.
lunedì 6 gennaio 2014
Il nome del criminale Cialdini rimosso da Mestre!
La verità storica non ha connotazione politica e geografica!
I Meridionalisti Democratici apprendono e rilanciano con grande soddisfazione la notizia che il Consiglio Comunale di Venezia ha approvato il 17 dicembre 2013 una mozione del consigliere comunale Sebastiano Bonzio di rimuovere il nome del generale Enrico Cialdini, un criminale di guerra, da un piazzale a lui intitolato a Mestre. E' un esempio di quello che dovrebbero fare tutti i comuni italiani e in particolare quelli nel Sud.
Secondo il consigliere Sebastiano Bonzio, “Enrico Cialdini è indicato anche dai più benevoli come un criminale di guerra, eppure a lui sono state intitolate numerose strade in molte città in Italia, tra cui Mestre”. Bonzio ribadisce che è “contro la mistificazione storica e la retorica risorgimentale”, e che voleva “ripristinare una condizione di verità sul reale ruolo esercitato da talune personalità a cui sono intitolati spazi pubblici”.
Ufficio di Presidenza dei Meridionalisti Democratici
www.meridem.org
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| Ex Piazzale Cialdini Mestre - Venezia |
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| Fucilazioni al Sud durante il "Risorgimento" |
Secondo la mozione approvata dal Consiglio Comunale, il generale non sarebbe solo un militare e uomo politico, come riportano i libri di storia ufficiali, ma fu il protagonista della durissima repressione tra Benevento e Gaeta nel 1861 e della campagna contro il cosiddetto brigantaggio. Azioni militari per conto del regno dei Savoia fatte di eccidi, come quello di Casalduni e Pontelandolfo, case incendiate e centinaia di persone uccise. La mozione prende atto che oggi in Internet ci sono molte fonti di gruppi meridionalisti che parlano di Cialdini come di un “massacratore”.
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| L'Assedio di Gaeta (Lt) |
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| Giovani contadini meridionali trucidati dall'esercito savoiardo nel perido della "Unità d'Italia" |
"La Nuova di Venezia e Mestre" cita lo storico mestrino Sergio Barizza, che fa notare che “anche Bixio fu autore di un massacro a Bronte, e il suo nome c’è su una rotatoria. Il primo problema è che la storia la scrivono i vincitori, il secondo è l’ignoranza dilagante che fa dimenticare la nostra storia”.
I Meridionalisti Democratici, continuando nell'azione politica e culturale di diffusione della verità storica per il rilancio e riscatto del Sud, plaudono il lavoro del Consigliere Sebastiano Bonzio e la sensibilità del Consiglio Comunale di Venezia che dimostrano il coraggio di fare ciò che ogni città italiana dovrebbe fare, specialmente al Sud: ripristinare la verità storica a proposito del cosiddetto “Risorgimento” e della “Unità d'Italia".
Ufficio di Presidenza dei Meridionalisti Democratici
www.meridem.org
domenica 5 gennaio 2014
RC auto 2014: La beffa ai danni dei napoletani continua
di Sabrina Creuso
Infatti il rincaro previsto della RC Auto è imminente, a meno che il Decreto Destinazione Italia previsto dal Governo Letta non s'impegni a trovare una soluzione equa per rendere unica la quota da pagare a parità di classe di merito di appartenenza, da Nord a Sud. Pensiero tra l’altro fortemente condiviso da sempre da noi meridionalisti! E tuttavia, personalmente non mi sovviene alcun precedente in cui il capo del governo italiano si sia messo contro gli affari di Lobby assicurative e bancarie solo per equità sociale, tanto meno per tutelare gli interessi di un Sud “palla al piede” sprecone e nulla facente. Ho seri dubbi!!!
Il Comitato RC Auto, di cui facciamo parte, è ancora in attesa, assieme a svariate decine di altre associazioni e di qualche grande Associazione dei Consumatori, di ricevere “risposte” dalla politica parlamentare dei vari partiti con sede legale al nord, che hanno sì accolto alcune delle proposte avanzate dallo stesso Comitato, che si badi servono anche per garantire dividendi delle assicurazioni, ma hanno lasciato fuori dal contesto il problema principale: l'apartheid assicurativo, ovvero , a parità di condizioni, se abiti a Napoli invece che a Milano, paghi di più !
La condizione che ci vede succubi delle RC Auto continua la sua inevitabile scalata ai prezzi più alti ai danni dell’utenza napoletana nonostante la virtuosità dei guidatori.
Non esiste deterrente che possa impedire alle assicurazioni ed alle banche egemoni del Nord, detentrici di assicurazioni, di continuare a spennare letteralmente i possessori di auto obbligati ad assicurare il veicolo nel meridione.
Mai come in questo caso si percepisce il messaggio che esser virtuosi ed evitare fin quanto possibile di ricorrere all’assicurazione in caso di sinistro, anche mettendo mano al portafogli, non aiuta a ribassare la rata dell’assicurazione stessa. Già perché anche per il 2014 c’è l’ ulteriore rincaro della RC auto e soprattutto in Campania, con Napoli e provincia, si paga lo scotto di non avere sul territorio né assicurazioni né banche autoctone in grado di garantire prodotti assicurativi identici ma non derivanti da lobby Nordiste ed accentratrici.
Infatti il rincaro previsto della RC Auto è imminente, a meno che il Decreto Destinazione Italia previsto dal Governo Letta non s'impegni a trovare una soluzione equa per rendere unica la quota da pagare a parità di classe di merito di appartenenza, da Nord a Sud. Pensiero tra l’altro fortemente condiviso da sempre da noi meridionalisti! E tuttavia, personalmente non mi sovviene alcun precedente in cui il capo del governo italiano si sia messo contro gli affari di Lobby assicurative e bancarie solo per equità sociale, tanto meno per tutelare gli interessi di un Sud “palla al piede” sprecone e nulla facente. Ho seri dubbi!!!
Comunque, se andiamo a dare uno sguardo ai numeri che ovviamente parlano chiaro, ci faremmo un’idea di come stanno le cose.
Leggendo alcuni dati sul “Corriere del Mezzogiorno” che fanno riferimento alla classifica dei sinistri con colpa, stilata da “Facile.it” - portale online di assicurazioni auto - si evince chiaramente che la Campania con il suo capoluogo e le relative province, contrariamente alle dicerie ed alle falsità dei luoghi comuni che ci etichettano come imbroglioni e faccendieri sui sinistri auto, risultano classificate agli ultimi posti in graduatoria fra le regioni d’Italia che sono più esposte ai sinistri. Il che significa che nella nostra regione nel 2013 tre automobilisti su 100 hanno chiamato in causa l’ assicurazione per il sinistro causato o subito.
Eppure paradossalmente, nonostante questi numeri siamo noi che paghiamo le assicurazioni più alte d’Italia.
Al primo posto in graduatoria per maggior numero di sinistri per colpa troviamo l’Umbria con il 5.11%, a seguire la Toscana con 4.85% ed il Lazio con il 4.75%, Sardegna con 4.70% e Lombardia con il 4.32% , Piemonte con il 4.09%, e Liguria con il 4.01%, Valle d’Aosta e Sicilia con 3.89%, Abruzzo 3.83%, il Veneto 3.81%, L’ Emilia Romagna con il 3.71% , la Puglia con 3.65% , la Campania con il 3.30%, seguono il Trentino alto Adige con il 3.26%, la Basilicata con il 3.21%, il Friuli Venezia Giulia con 2.97% ed il Molise con il 2.25% chiude la classifica.
Vi prego di tener presente sempre la densità di popolazione e l’ampiezza della superficie regionale che fanno la differenza fra le regioni in oggetto e la quantità di auto circolanti in ogni regione. Ovvero, la Campania non può esser paragonata alla Valle d’Aosta.
Una cosa è certa, il problema del rincaro delle assicurazioni nel Mezzogiorno è sempre stato sentito dai Meridionalisti Democratici-federalisti europei come un ennesimo sopruso ai danni di cittadini inermi, e la presa in carico di una class action contro le lobby che favoriscono condizioni migliori al Nord è perseguita e supportata con forza e determinazione da tutti noi affinché equità sociale e condizioni di vita migliori siano garantite a tutti i cittadini senza distinzioni territoriali di alcun genere.
Il Comitato RC Auto, di cui facciamo parte, è ancora in attesa, assieme a svariate decine di altre associazioni e di qualche grande Associazione dei Consumatori, di ricevere “risposte” dalla politica parlamentare dei vari partiti con sede legale al nord, che hanno sì accolto alcune delle proposte avanzate dallo stesso Comitato, che si badi servono anche per garantire dividendi delle assicurazioni, ma hanno lasciato fuori dal contesto il problema principale: l'apartheid assicurativo, ovvero , a parità di condizioni, se abiti a Napoli invece che a Milano, paghi di più !
Questa discriminazione non è più accettabile, e costituisce l'evidenza che dopo quasi 154 anni molto poco è cambiato nel trattarci come la colonia del nord di questo Paese, di cui facciamo parte non per volontà ma per conquista militare.
domenica 15 dicembre 2013
La Grande Distribuzione Organizzata all’attacco dei prodotti di qualità
La Grande Distribuzione Organizzata (G.D.O.) sta conquistando sempre maggiore spazio nel settore del commercio, mettendo in crisi i piccoli commercianti, gli artigiani e gli imprenditori impegnati nella filiera dei prodotti di qualità in tutti i paesi europei.
La strategia adottata dalla G.D.O. di creare veri e propri “distretti commerciali”, dove sono presenti diversi punti vendita, cinema multisala, ristoranti e pub, palestre e centri benessere, inglobati nello stesso complesso, con ampi parcheggi e situati in zone facilmente raggiungibili, vicino alle uscite autostradali o alle stazioni ferroviarie, sta favorendo anche la pericolosa trasformazione del “cittadino del centro storico” in “consumatore del centro commerciale”, dove l’attenzione è rivolta sempre di più verso la convenienza dell’acquisto di beni primari e di quelli che soddisfano i bisogni indotti dalla pubblicità, piuttosto che verso la protezione del bene comune e dei diritti dei cittadini.
La strategia economica di sviluppo della G.D.O. rischia di distruggere completamente sia la produzione locale di qualità, sia lo stile di vita di intere comunità, portandole a vivere all’interno di immensi distretti commerciali standardizzati, identici o quasi fra loro, indipendentemente dal sito geografico.
Una seria politica meridionalista deve includere, in maniera sistemica, la tutela della filiera della produzione locale di qualità, l’acquisto a “chilometro zero”, la valorizzazione dei centri cittadini, la tutela e il godimento della bellezza dei paesaggi, e la generale qualità della vita, intesa come elemento fondamentale della ricerca della felicità.
I Meridionalisti Democratici colgono l’occasione delle prossime festività di fine anno per denunciare che la Grande Distribuzione Organizzata sta continuando nel suo lavoro di sistematica distruzione sia della filiera dei prodotti di qualità, sia dello stile di vita dei meridionali. L’attacco contro la filiera di qualità sta contribuendo a far perdere molti posti di lavoro nei settori che vanno dalla produzione alla vendita al consumatore. La creazione di vasti distretti commerciali contribuisce in modo significativo anche ad impoverire i centri storici con tutte le attività ricreative e di vendita connesse. La qualità della vita dei cittadini, spostando il luogo dedicato al tempo libero dai centri storici, dalle campagne, dal mare, alle zone standardizzate e ingabbiate dei distretti commerciali, è destinata a scendere e a divenire alienante e sottomessa all’offerta della G.D.O.
I Meridionalisti Democratici invitano i cittadini ad acquistare beni, prodotti e servizi adottando i principi del “chilometro zero” cercando di favorire la produzione locale il più possibile, riducendo così l’inquinamento da trasporto e anche l’emorragia finanziaria creata dallo spostamento di denaro dal Sud verso i proprietari della G.D.O., i quali, al momento, sono prevalentemente del Nord Italia se non addirittura francesi, tedeschi ed olandesi (fonte Federdistribuzione).
I dolci natalizi campani, siciliani, pugliesi, calabresi, lucani, molisani, abruzzesi e del basso Lazio riflettono una grande varietà di tradizioni storiche, religiose e di popoli che hanno lasciato nei nostri territori segni del loro passaggio. Consumando e regalando prodotti dei nostri territori potremo dare un segnale che è possibile battersi contro le imposizioni della GDO, riuscendo a spezzare le catene della pubblicità che crea bisogni indotti.
Con questo spirito invitiamo i nostri iscritti, simpatizzanti ed amici ad acquistare prodotti locali, senza cadere in ridicoli settarismi e estremismi contro prodotti di qualità provenienti da altri territori. Sicuramente non saremo fra quelli che acquisteranno i soliti panettoni e pandori di bassa qualità propinati dalla G.D.O., addirittura sotto costo, con il chiaro intento di distruggere la produzione meridionale. Saremo invece fra quelli che celebreranno le prossime festività consumando e regalando vini e dolci prodotti rigorosamente locali, ma non cadremo nemmeno nell’assurdo di rifiutare un dolce o un vino di qualità offerto da cari amici di altri territori.
Una seria politica meridionalista deve includere, in maniera sistemica, la tutela della filiera della produzione locale di qualità, l’acquisto a “chilometro zero”, la valorizzazione dei centri cittadini, la tutela e il godimento della bellezza dei paesaggi, e la generale qualità della vita, intesa come elemento fondamentale della ricerca della felicità.
I dolci natalizi campani, siciliani, pugliesi, calabresi, lucani, molisani, abruzzesi e del basso Lazio riflettono una grande varietà di tradizioni storiche, religiose e di popoli che hanno lasciato nei nostri territori segni del loro passaggio. Consumando e regalando prodotti dei nostri territori potremo dare un segnale che è possibile battersi contro le imposizioni della GDO, riuscendo a spezzare le catene della pubblicità che crea bisogni indotti.
Con questo spirito invitiamo i nostri iscritti, simpatizzanti ed amici ad acquistare prodotti locali, senza cadere in ridicoli settarismi e estremismi contro prodotti di qualità provenienti da altri territori. Sicuramente non saremo fra quelli che acquisteranno i soliti panettoni e pandori di bassa qualità propinati dalla G.D.O., addirittura sotto costo, con il chiaro intento di distruggere la produzione meridionale. Saremo invece fra quelli che celebreranno le prossime festività consumando e regalando vini e dolci prodotti rigorosamente locali, ma non cadremo nemmeno nell’assurdo di rifiutare un dolce o un vino di qualità offerto da cari amici di altri territori.
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domenica 8 dicembre 2013
giovedì 5 dicembre 2013
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