venerdì 2 maggio 2014

Un candidato meridionalista in provincia di Mantova

Ovviamente, Francesco è attivissimo nel sostenere il Napoli
Francesco Massimino è un militante meridionalista emigrato al Nord da oltre vent'anni. Oggi vive a Castelbelforte in provincia di Mantova, una cittadina di circa 3,200 abitanti.  Come altri militanti meridionalisti trapiantati al Nord, è impegnato su un doppio fronte di lotta.  Da un lato è attivo nella difesa dei diritti civili, sociali e democratici della gente comune, dei lavoratori e dei disoccupati, e dall'altro si batte per il rilancio e il riscatto della sua Terra d’origine, i territori dell’antico Regno delle Due Sicilie.

Francesco è candidato per la carica di consigliere comunale per “La Vostra Castelbelforte”, una lista civica che ha dimostrato interesse per quello che l’originario di Napoli rappresenta.  Francesco è riuscito a coniugare l’integrazione nel territorio dove vive e lavora con il rispetto per la sua identità, cercando di essere un esemplare cittadino di Castelbelforte, senza mai dimenticare le sue origini napoletane.

E’ interessante notare che Francesco è riuscito ad aprire una breccia in un territorio considerato una vera roccaforte della Lega Nord.  Il candidato sindaco, Massimiliano Gazzani, è stato eletto due volte come sindaco e, nell’ultime elezioni, come vice sindaco leghista di Castelbelforte. Come è possibile che un attivista meridionalista come Francesco abbia potuto trovare un punto d’incontro con un attivista leghista? Francesco spiega che Gazzani è uscito dalla Lega tre anni fa.  A Castelbelforte, poi, Gazzani si è anche scusato con Francesco per le offese che aveva subito nel 2012 a margine di una riunione del consiglio comunale – offese che portarono l’attivista meridionalista ad organizzare il “Terrone Day” per protesta e per sensibilizzare la popolazione sulla questione del razzismo e del pregiudizio anti-meridionale.  Ora, la lista “la Vostra Castelbelforte” include non solo l’attivista meridionalista ma anche un esponente del Movimento 5 Stelle, Vanni Mantovanelli, convinto sia dal metodo democratico adottato da Gazzani, sia dai contenuti ambientali del programma della lista civica.

Abbiamo chiesto a Francesco di illustrarci cosa vorrà fare se venisse eletto consigliere comunale a Castelbelforte.

****

MD.  Puoi descrivere tre obiettivi principali della tua lista civica per il vostro comune?

FM. Il nostro comune ha un grande problema relativo alla sicurezza stradale a causa della Strada Provinciale 25 che attraversa il centro abitato.  Servirebbe una rotonda all’uscita del paese, nella direzione verso Mantova, e c’è bisogno di regolare meglio l’uscita verso Verona, dove spesso ci sono problemi con i TIR.  La strada comprende delle brutte curve e ogni tanto qualche TIR finisce fuori strada con morti e feriti.  Mentre dalla parte veronese qualcosa si è fatto, dalla parte mantovana è tutto fermo.  Sarebbe meglio una tangenziale attorno al paese, evitando i problemi di sicurezza interna, non facendo transitare i mezzi pesanti.

Con la crisi che ha praticamente decimato le fabbriche nel mantovano, e con oltre 15 mila persone che hanno perso il lavoro in tutta la provincia negli ultimi anni, abbiamo bisogno di uno sportello di domanda e lavoro per i cittadini disoccupati. 

E fondamentale anche dare un’assistenza ai cittadini per tutte quelle questioni legali a carattere civile, dove il cittadino, prima di affidarsi ad un avvocato con tutti i costi che ne derivano, può cercare le soluzioni necessarie.


MD. Puoi descrivere quale politica meridionalista riuscirai a portare avanti nel tuo comune se tu venissi eletto?

FM. Se venissi eletto, cercherei di attuare un sogno che ho da diversi anni. Vorrei far conoscere la vera storia del Risorgimento ai miei concittadini, facendo capire cosa ha subito la mia Terra con l’aggressione armata da parte dei piemontesi e tutto quello che è successo negli ultimi 153 anni. Vorrei aprire un confronto pubblico per far capire che non si può andare avanti con la discriminazione e il “voi” e “noi”.

Vorrei portare nella provincia di Mantova tante eccellenze dei nostri territori, semmai facendo anche dei gemellaggi fra Castelbelforte e qualche realtà del Sud.  Quando la gente del Nord ci conosce e vede le nostre eccellenze, cadono tanti pregiudizi e ci si ritrova come lavoratori e cittadini con tante cose in comune.  Vorrei portare nel mantovano prodotti e cultura dei nostri territori.

MD. Dal tuo punto di vista, su cosa dovrebbero concentrarsi i meridionalisti residenti al Sud?

FM. Vorrei che si creassero gruppi di lavoro per i tanti temi che attanagliano e bloccano il risveglio del Sud. C’è la possibilità di emergere alla grande, ma c’è bisogno di orgoglio e di “cattiveria” nel senso buono della parola.  Sono arrabbiato perché vedo un Sud “addormentato”. Prendi per esempio la Tangenziale di Napoli, perché si paga ancora? Perché si regalano ancora i soldi a Benetton?  O, vediamo i Bronzi di Riace, perché non si riesce a portare i turisti?  Vedo troppa gente abbacchiata, che non riesce a reagire. C’è bisogno di un risveglio di orgoglio e di identità.  Mi chiedo, ma che fine abbia fatto il movimento dello scorso novembre, “Fiume in Piena”?

MD. C’è spazio per il meridionalismo a Nord?

FM. Sì, è necessario un partito con una forte caratterizzazione identitaria che riesca a fare un lavoro verso i 15 milioni di meridionali che vivono e si sono integrati al nord.  E’ necessario, tuttavia, che la questione identitaria, la coscienza sia svegliata collegandola alle questioni sociali della società dove uno si è integrato e dove lavora e vive.  Il meridionalismo al Nord può mettere delle grossi radici solo se abbina la questione identitaria a quelle sociali.  Sono tantissimi gli operai che oggi hanno perso il lavoro in tutto il settentrione.  Fra questi ci sono tanti meridionali, ma anche tanta gente del posto.  Un partito meridionalista deve per forza di cose parlare un linguaggio che unisce gli interessi dei lavoratori, dei disoccupati e dei cittadini in generale, che vivono nei territori del nord della penisola. Altrimenti, si rischia di rimanere nel folclore.

E’ anche possibile per il meridionalismo toccare le coscienze delle persone perbene al Nord facendo notare come un obbrobrio come il Museo Lombroso sia tanto offensivo non solo per la gente del Sud, ma per tutti gli esseri umani.  Quando con pazienza si spiega alla gente del Nord che a Torino c’è un luogo dove sono messe in mostra le teste dei nostri partigiani, chiamati briganti, e che questo luogo, questo “museo” è finanziato con i soldi pubblici, allora cadono alcune barriere di pregiudizi nei nostri confronti, e si diventa più tolleranti o addirittura accoglienti se non amici.

****


I Meridionalisti Democratici-federalisti europei augurano ogni successo a Francesco Massimino e agli altri militanti meridionalisti che saranno presenti nelle liste elettorali nel Nord Italia.  La loro lotta è la nostra.



sabato 29 marzo 2014

Elezioni europee maggio 2014: posizione dei Meridionalisti Democratici

Le elezioni per il Parlamento Europeo che si svolgeranno il 25 maggio 2014 consentiranno a 17 deputati del Sud continentale e 7 della circoscrizione insulare (Sicilia e Sardegna sono accorpate) di rappresentare, almeno formalmente, gli interessi dei nostri territori più la Sardegna. Le formazioni meridionaliste che proveranno a correre da sole rischiano una grande sconfitta perché le condizioni ed i tempi non sono ancora maturi per dare uno scossone elettorale ai partiti nazionali italiani che sfruttano la forza mediatica e l’enorme finanziamento pubblico che li sostiene. Quei meridionalisti che invece riusciranno a presentarsi nelle liste dei partiti nazionali italiani dovranno percorrere una strada tutta in salita, inizialmente per farsi eleggere, e poi, se eletti, per non essere risucchiati all'interno dei meccanismi di controllo delle direzioni tosco-padane dei rispettivi partiti nazionali.

La aggregazione delle numerose realtà associative, politiche e movimentiste meridionali è ancora in una fase embrionale. Infatti le loro disparate azioni di lotta sui territori delle Due Sicilie sono frammentate e completamente scollegate fra loro. Nessuna forza politica meridionalista è riuscita ad unificare, neanche in parte, i movimenti che si battono sui territori per i diritti civili, sociali e democratici della nostra popolazione. Per esempio, il movimento che lotta per la bonifica dei siti nelle province di Napoli e di Caserta inquinati dai rifiuti tossici non è collegato a quello che si batte per la bonifica delle aree inquinate dell’Italsider a Taranto. Chi si batte per la legalità a Palermo è completamente isolato da chi lotta contro le trivellazioni selvagge in Basilicata o chi tenta di difendere il posto di lavoro presso la FIAT negli stabilimenti di Termini Imerese o della Iribus di Avellino. In breve, il meridionalismo è in piena attività, ma non fa sistema, non fa gruppo, e spesso i militanti non sono nemmeno consapevoli di essere dei meridionalisti.

Nella situazione attuale, i Meridionalisti Democratici-federalisti europei hanno deciso di rafforzare il loro radicamento sui territori con l’obiettivo di raggruppare le iniziative di lotta in corso in tutto il Mezzogiorno in un unico piano programmatico per il riscatto e il rilancio del Sud. La frammentazione delle lotte sociali è funzionale allo status quo imposto da chi ha occupato militarmente i nostri territori a partire dal maggio 1860 e li ha poi annessi al Piemonte, creando una "mala-unità” all'interno della quale il Sud è subalterno agli interessi economici del Centro-Nord. In conclusione in assenza di una direzione politica aggregante, il Sud non va da nessuna parte.

I Meridionalisti Democratici, pertanto, non saranno presenti alle prossime elezioni europee perché non credono sussistano le condizioni necessarie affinché una formazione o coalizione elettorale meridionalista possa raggiungere il quorum indispensabile per la elezione di almeno un deputato. Tuttavia, appoggeranno dall'esterno quei meridionalisti che si presenteranno in formazioni autonome o nelle coalizioni, augurando a ciascuno di avere successo per rappresentare degnamente i nostri territori.



giovedì 13 marzo 2014

CHESTA STORIA HA DA FERNI'


Chesta Storia ha da fernì!... 

’A storia ’e nu populo ca penza e parla d’â terra soia, accussì comme nu populo straniero ha deciso, doppe ca s’ha pigliato, c’’a viulenza e cu l’inganno, chella stessa terra e ’a vita d’’a gente pe cchiù ’e cientocinquant’anne.

I’ nun ce credo cchiù a chesta storia scritta ncopp’’e libbre ’e scola, addò se legge d’’a libberazione ’e nu Sud ca nun vuleva essere libberato. E addò se chiammano “brigante” chill’uommene e chelli femmene c’hanno cumbattuto contro all’invasore, pe difendere ’a terra de’ pate e a libertà de’ figlie.

E’ fernuto ’o tiempo de’ buscie. 
Chelli buscie ca c’hanno ditto ll’ate, pe s’arrubbà na terra ricca ’e natura, storia, arte e dignità, e chelli buscie ca ce simme ditte nuie, pe putè suffrì cchiù poco e pe nun sentì tutto ’o scuorno ’e na vita passata dint’’a schiavitù.

I’ voglio scrivere n’ata storia e ’a voglio scrivere cu ’a lengua ca parlava ’a gente ’e chesta terra, primma ca ’o sangue e ’e lacreme le chiudessero ’a vocca e fermassero ’o tiempo ’e na storia negata a cchille ca ’a steveno facenno, senza cercà ll’aiuto ’e nisciuno. 

I’ voglio cancellà tutte ’e buscie de’ padrune ’e chesta terra avvelenata e ferita a morte. Voglio scrivere, nzieme â gente d’’a terra mia, ’a storia ’e nu populo ca torna a decidere d’’o presente suoio e d’’o futuro d’’e figlie suoie.

’A Storia nosta.

Vincenzo Villarosa

domenica 9 marzo 2014

Mauritania: I Meridionalisti Democratici incontrano il Comitato di Sostegno a Biram


Da sinistra a destra, Massimiliano Gargiulo, Biram Dah Abeid,
Alessandro Citarella e Yacoub Diarra
Due rappresentanti dei Meridionalisti Democratici, Massimiliano Gargiulo e Alessandro Citarella, insieme all'Associazione Sinistra Civica Città Vesuviana hanno partecipato all'incontro organizzato dal Comitato di Sostegno a Biram Dah Abeid, presidente dell'IRA-Mauritania (Initiative de Resurgence dumouvement Abolitionniste de Mauritanie), a Napoli lo scorso 1 marzo 2014. L’IRA-Mauritanie è un movimento pacifista che si batte per i diritti umani ed è impegnato nella lotta contro la schiavitù, il razzismo ed il sistema di divisione in caste che in effetti vige nella società di quel Paese. Biram è candidato alle elezioni presidenziali che si terranno nel prossimo luglio in Mauritania.

Le rappresentanze dell'IRA in Italia e in altri paesi europei hanno come scopo la divulgazione della storia dello schiavismo moderno (per nascita) in Mauritania, ufficialmente cessato per legge nel 1981 e sanzionato penalmente solo dal 2007, e la diffusione delle iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale affinché siano cancellate le condizioni di costrizione che sono ancora purtroppo presenti in quel Paese.
Da fonti dirette ed indipendenti abbiamo appreso che, sia a causa di un retaggio culturale che per l’estrema povertà che insistono in Mauritania, circa il 20% dei quasi 4 milioni dei suoi abitanti vivono ancora oggi di fatto in condizioni di schiavitù. La mancanza di alternative economiche e culturali ha lasciato quasi immutate le condizioni di dipendenza da caste superiori che, pur essendo numericamente minoritarie, detengono il potere nel Paese; sono le stesse caste che prima della legge del 1981 possedevano schiavi. Anche se la schiavitù è palesemente praticata, non risultano processi penali in corso per questo reato a tutt'oggi.



La popolazione Mauritana oggi è composta da un 20% di bianchi (Mori), di etnia arabo-berbera, che detiene il controllo della politica e dell'economia, e da un 80% di neri, di diverse etnie nero-africane, tra le quali c'è quella degli “ex schiavi” (Haratin). Il governo nega l'esistenza della schiavitù in quanto uomini e donne in questa miserrima condizione non vengono censiti all'anagrafe, sono civilmente inesistenti e quindi invisibili alle statistiche ufficiali.
E' palese che la modifica dello status quo non rientra affatto nei programmi della casta al potere e nemmeno dell'attuale presidente di oggi, anch'egli della stessa etnia. Un film come quello del Sudafrica purtroppo, dove una larghissima parte di cittadini pare non debba avere possibilità di alcun genere per cambiare la propria condizione di vita.
Non si hanno riscontri indipendenti a proposito dei fondi internazionali che sono stanziati per far emergere dall'indigenza e dalla completa ignoranza gli “invisibili”.  Osservatori stranieri non hanno mai presenziato alle operazioni di voto e mentre per i berberi la registrazione all'anagrafe è un diritto, un trattamento ben diverso è riservato ai neri.

Passi importanti sono stati fatti dal governo francese che ha dichiarato, tramite il ministero degli esteri, il proprio sostegno all'azione dell'IRA.  La fondazione internazionale “Frontline Defenders” con sede a Dublino, che si batte per la difesa dei diritti umani e civili nel mondo, ha assegnato a Biram nel maggio 2013 il premio “Front Line Award for Human Rights Defenders at Risk (un riconoscimento speciale per coloro che difendono i diritti umani correndo grandi rischi personali), mentre le Nazioni Unite gli ha assegnato il prestigioso premio per iDiritti Umani nel dicembre 2013.

Oltre che offrire il nostro sostegno al presidente Biram Dah Abeid e all'IRA-Mauritania-Ufficio Italia, nella persona del neo-presidente e nostro amico Yacoub Diarra, facciamo appello a tutti i movimenti che si battono contro ogni discriminazione e a tutte le persone di buona volontà per sostenere Biram e la sua Associazione in Italia.  Invitiamo, pertanto, i nostri lettori a consultare il sito della sezione italiana di Amnesty International che mirabilmente pubblicizza rapporti e dati sulla situazione della Mauritania. 
La lotta contro il razzismo, per l'eguaglianza e per la democrazia non può e non deve avere confini, perché essa stessa abbatte le frontiere e le disuguaglianze.


sabato 22 febbraio 2014

Napolitano boccia il magistrato antimafia calabrese Nicola Gratteri come ministro della giustizia

Secondo il giornalista Peter Gomez de "Il fatto quotidiano" è Giorgio Napolitano il responsabile della bocciatura del magistrato antimafia calabrese Nicola Gratteri come ministro della giustizia.  Secondo Gomez, “Al colloquio fra il Colle e il segretario Pd, il magistrato antimafia è entrato ministro ed è uscito pm”. Al suo posto Andrea Orlando, “politico che si oppone al carcere a vita, per la gioia di tanti mafiosi”. Chinando la testa al diktat del Quirinale, il “politico rottamatore finisce per rottamare se stesso e le speranze di cambiamento di tanti italiani”.

Il presidente dei Meridionalisti Democratici, Domenico Capobianco, ci ha segnalato un video del 2011, dove Nicola Gratteri parla del "risorgimento" in termini di stragi e di rapine ai danni del Sud.  Era impossibile che un magistrato con una chiara visione sulla storia dell'annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte potesse diventare ministro della giustizia in un paese che ancora oggi ignora le stragi di meridionali compiute dai Savoia nella guerra di conquista e di rapina chiamata "risorgimento".




venerdì 7 febbraio 2014

Elezioni Sardegna: Meridionalisti Democratici per Michela Murgia e Sardegna Possibile

I Meridionalisti Democratici osservano con grande attenzione la tornata elettorale del 16 Febbraio 2014 quando si svolgeranno le elezioni regionali in Sardegna, dove gli aventi diritto al voto sono quasi un milione e mezzo e fra questi ci sono anche moltissimi sardi emigrati all’estero.
 

Il popolo sardo vive in una condizione di totale subalternità coloniale caratterizzata dal dominio politico, economico e militare del governo di Roma. Le terribili vicissitudini del popolo sardo sono sotto gli occhi di tutti, con Equitalia che ha espropriato le terre ed i beni di moltissime, troppe, famiglie di pastori, regalandole alle banche ed ai ricchi lobbysti; con i soldi destinati al pecorino sardo finiti nelle tasche dei padroni padani del parmigiano e del grana padano; con le banche che invece di aiutare le piccole imprese, le hanno letteralmente strangolate, facendo arrivare gli ufficiali giudiziari fuori l’uscio di casa in caso di una qualsiasi morosità; con i Pastori Sardi e gli operari dell’Alcoa che hanno ripetutamente manifestato anche a Roma, chiedendo la difesa del posto di lavoro o della propria occupazione, ricevendo, invece, in cambio solo botte, licenziamenti e fallimenti giudiziari.
 

Per queste elezioni, i Meridionalisti Democratici simpatizzano per i sardisti veri, per quelli che antepongono la bandiera della loro terra, quella dei Quattro Mori, al tricolore italiano che invece rappresenta da oltre 153 anni una brutale occupazione che ha portato solo emigrazione, la distruzione della lingua e delle tradizioni, e che ha imposto un’economia decisamente favorevole a interessi estranei all’Isola e alla sua popolazione. La politica italiana in Sardegna è stata caratterizzata dalla totale insufficienza nello sviluppo delle infrastrutture e dall’occupazione militare di 35 mila ettari di territorio messo sotto vincolo di servitù militare. I Meridionalisti Democratici simpatizzano per i sardisti veri perché ci sono altri che si spacciano per tali, ma hanno svenduto la bandiera sarda ad un politico pregiudicato e amico dei poteri forti del Nord e di altri paesi.
 

I Meridionalisti Democratici seguono con grande interesse le indicazioni che Sardigna Natzione, sanatzione.eu, sta dando per il voto del 16 febbraio 2014. Per Sardigna Natzione, che ha anche lanciato l’appello per formare il Partito Nazionale Sardo dopo le elezioni regionali, è utile e coerente dare il voto a Sardegna Possibile come prima scelta fra le coalizioni sardiste, mettendo all’ultimo posto quelle formazioni sarde che si presentano all’interno delle coalizioni italiane.

In linea con le indicazioni di Sardigna Natzione, i Meridionalisti Democratici manifestano profonda stima per Michela Murgia, una scrittrice e lavoratrice proveniente dal popolo e con una vita senza compromessi dedicata seriamente alla sua terra, candidata presidente della coalizione Sardegna Possibile. Questa coalizione ha progetti veri e seri, proposte chiarissime e condivisibili, con un funzionamento realmente democratico, che raggruppa quattro formazioni autonomiste, indipendentiste ma anche realmente democratiche e progressiste. La linea politica e la metodologia di Sardegna Possibile coincide in molti punti con quella dei Meridionalisti Democratici.

Invitiamo i nostri iscritti, simpatizzanti e lettori a consultare il sito di Sardegna Possibile, sardegnapossibile.com e di sostenere lo sforzo dei sardisti veri, contattando parenti, amici e conoscenti residenti in Sardegna affinché votino per Michela Murgia come Presidente della Regione e per la coalizione Sardegna Possibile al Consiglio Regionale.


sabato 1 febbraio 2014

L’asse Renzi-Berlusconi all’attacco della democrazia territoriale

I Meridionalisti Democratici denunciano l’accordo del 18 gennaio 2014 fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla riforma del sistema elettorale perché è un chiaro tentativo di restringere la democrazia rappresentativa e avrà anche la conseguenza di rendere molto difficile l’accesso al Parlamento italiano da parte di nuovi movimenti territoriali. Nascondendosi dietro il pretesto che la frammentazione politica rende difficile governare un paese come l’Italia, il Segretario del Partito Democratico e il Presidente di Forza Italia hanno proposto un sistema che premierebbe con il 53% dei seggi alla Camera il partito o la coalizione che vince le elezioni con almeno il 35% dei voti, piazzando anche lo sbarramento dell’8% per entrare in Parlamento per tutti quei partiti che si presentano da soli o del 5% per chi si presenta all’interno di una coalizione, e del 12% per le stesse coalizioni per poter accedere al Parlamento. L’accordo finale che dovrebbe essere discusso alla Camera il prossimo 11 febbraio 2014 probabilmente includerà percentuali leggermente diverse, che non cambieranno la sostanza della proposta, e forse una clausola “salva Lega” che dovrebbe permettere alle formazioni che si presentano solo in 7 circoscrizioni di entrare in Parlamento se raggiungono almeno il 9% del voto.



Una lettura attenta della proposta Renzi-Berlusconi evidenzia che l’Italicum, come è stata chiamata questa riforma elettorale, non differisce molto dal cosiddetto Porcellum. Per ventisette autorevoli costituzionalisti italiani l’Italicum “consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto Porcellum – e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale”. Alla base del giudizio negativo della massima corte italiana è la convinzione che il premio di maggioranza del Porcellum rappresenta la “lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica”. 


La Consulta aveva anche chiaramente criticato nel Porcellum l’impossibilità da parte dei cittadini di scegliere i candidati da eleggere attraverso le preferenze – la proposta Renzi-Berlusconi lascia alle segreterie dei partiti la decisione dei candidati da mettere in cima alla lista elettorale di ciascun partito, da eleggere indipendentemente dalle preferenze dei votanti.



Lo sbarramento del 5% impedirebbe a una formazione o lista elettorale meridionalista di entrare in Parlamento anche ottenendo un voto significativo nei territori dell’ex Regno delle Due Sicilie. Il concetto può essere ben descritto usando i dati delle ultime elezioni per il Parlamento italiano, quelle del febbraio 2013. In quella occasione, per la Camera votarono 35.270.926 persone in tutta Italia. Secondo la proposta Renzi-Berlusconi, un partito che si presenta fuori da qualsiasi coalizione avrebbe dovuto raggiungere 2.821.674 voti (ovvero l’otto percento del voto nazionale) per entrare nella Camera. Nel caso del Mezzogiorno d’Italia (escluso il basso Lazio) e della Sicilia, nelle scorse elezioni hanno votato 10.401.518 cittadini. Pertanto, una formazione meridionalista che si presenta solo nel Mezzogiorno (escluso il basso Lazio) e in Sicilia, pur raggiungendo il 27% del voto meridionale, non entrerebbe in Parlamento e, secondo i dati emersi dalle ultime elezioni per la Camera, quelle del febbraio 2013, poiché otterrebbe 2.808.410 voti, resterebbe sotto di 13 mila voti dal minimo dell’otto percento nazionale richiesto dalla Renzi-Berlusconi. In breve, raggiungerebbe un risultato di tutto rispetto nel territorio di riferimento, ma non sarebbe presente in Parlamento.



Come meridionalisti, non siamo affatto sorpresi dalla proposta tosco-padana Renzi-Berlusconi. Sappiamo che è necessario per lo Stato italiano preservare lo status quo rispetto al controllo coloniale dei nostri territori, e, pertanto, è fondamentale tenere fuori dal Parlamento qualsiasi voce che rappresenti i genuini interessi della nostra gente e dei nostri territori. Siamo convinti che tutte le formazioni politiche, i movimenti e le associazioni di ispirazione meridionalista, autonomista o indipendentista devono opporre una dura resistenza contro l’attuazione della Renzi-Berlusconi e in particolare contro la proposta dello sbarramento dell’otto percento del voto nazionale per le formazioni che non si presentano in coalizione.


Come movimento di ispirazione democratica, chiamiamo all'appello tutti i sinceri democratici in ogni parte d’Europa per manifestare la loro indignazione per il tentativo di soffocamento dei diritti democratici in Italia che si attuerebbe attraverso lo stravolgimento del sistema elettorale e la conseguente esclusione dai futuri Parlamenti delle formazioni che mirano a rappresentare realtà territoriali, come la nostra. E’ necessario che ogni democratico faccia sentire la sua voce, attraverso tutti i mezzi di comunicazione disponibili, mettendo le giuste pressioni sui parlamentari italiani, affinché la proposta Renzi-Berlusconi non si attui.

venerdì 17 gennaio 2014

I lavoratori di Gioia Tauro in prima fila per la pace in Siria



Porto di Gioia Tauro
I meridionalisti democratici-federalisti europei denunciano la demagogia della classe dirigente calabrese, affiliata ai partiti nazionali italiani di destra e di sinistra, in occasione della scelta del porto di Gioia Tauro per il trasferimento del materiale chimico siriano da due navi militari danesi e norvegesi ad una americana, nel contesto del programma delle Nazioni Unite per l’alienazione delle armi chimiche di Damasco. Il trasferimento dei materiali, che dovrebbe avvenire quanto prima, premetterà a tecnici americani di trattarli e neutralizzarli in acque internazionali a bordo della nave laboratorio Cape Ray.


Nazioni Unite
Il programma delle Nazioni Unite nasce dal grande successo registrato dal movimento pacifista e nonviolento mondiale che è riuscito lo scorso 10 settembre 2013 a bloccare l’intervento armato in Siria minacciato dal presidente Usa, Barack Obama, convincendo quest’ultimo ad accettare una proposta russa di persuadere Damasco a trasferire il controllo delle sue armi chimiche alle Nazioni Unite. Il piano messo a punto da esperti di diversi paesi insieme all'Organizzazione per la distruzione delle armi chimiche (OPAC) è molto articolato e prevede la rimozione dalla Siria dei materiali che, solo quando sono abbinati, formano armi chimiche. Secondo fonti delle Nazioni Unite, sarebbero circa 150 i container di materiale chimico da rimuovere dalla Siria in diverse fasi. Di questi, circa 60 dovrebbero transitare per il porto di Gioia Tauro.


Nave danese Ark Futura
Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, del Nuovo Centrodestra, ha dichiarato che la decisione di usare Gioia Tauro “rischia di portare alla guerra civile un territorio". Il sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore, del Partito Democratico ha dichiarato che "Mettono a repentaglio la mia vita. Se succede qualcosa la popolazione mi viene a prendere con un forcone". Questi due esponenti della politica italiana in Calabria invece di mettere al centro dell’attenzione mondiale le eccellenze del porto di Gioia Tauro e la grande professionalità dei suoi lavoratori, hanno dipinto una popolazione in preda al panico, pronta a linciarli in caso di incidente. Le dichiarazioni dei due esponenti, ed in particolare quelle di Bellofiore, hanno fatto il giro del mondo, dipingendo una Calabria retrograda, egoista e accattona, lontanissima dalla realtà.


Lavoratori di Gioia Tauro
E’ ben diverso il tono dei lavoratori del porto calabrese. Il segretario nazionale del Sindacato Unitario Lavoratori, il sindacato dei portuali di Gioia Tauro, Antonino Pronestì, ha dichiarato che "Se ci saranno certezze sulle condizioni di sicurezza sul lavoro si può anche fare. Abbiamo saputo della decisione di mandare le armi chimiche della Siria a Gioia Tauro dai media -- Non diciamo di no a prescindere - ma vogliamo avere certezze sulla sicurezza per i lavoratori". La posizione della CGIL della Piana di Gioia Tauro è precisa: “Finalmente il governo italiano si ricorda dell’esistenza del porto di Gioia Tauro. Lo fa per lo smaltimento delle armi chimiche siriane ed utilizza uno degli hub tecnologicamente più avanzati e, probabilmente, l’unico a poter garantire il trasbordo da nave a nave senza stoccare i containers nei piazzali. La Cgil di Gioia Tauro e la Filt, nel prendere atto di una decisione di politica militare internazionale, chiede che l’intera operazione si svolga con la certezza della massima sicurezza per i lavoratori e la popolazione. Del resto, in coerenza con la nostra politica di impegno per la pace e la cooperazione fra i popoli, ribadiamo l’importanza della distruzione delle armi chimiche. Approfittiamo però di questa occasione per chiedere al Governo nazionale maggiore attenzione sul porto di Gioia Tauro per implementare la capacità commerciale dello scalo e per garantire quello sviluppo industriale che fino adesso né le politiche nazionali né, a maggior ragione, le scelte della giunta regionale, hanno prodotto. Anche per questo chiediamo al governo nazionale e alla Giunta regionale di compiere atti concreti ed immediati per il rientro al lavoro dei quasi 500 lavoratori in cassa integrazione”.


Porto di Gioia Tauro, vista aerea
I Meridionalisti Democratici condividono in pieno la posizione positiva e costruttiva dei lavoratori calabresi e condannano la solita demagogia di una classe dirigente legata ai partiti nazionali italiani, pronta a mettere i propri interessi elettorali e politici davanti a quelle dei territori.


Fonti delle notizie:


martedì 14 gennaio 2014

L'identità politica dei Meridionalisti Democratici


Capita sempre più spesso ai Meridionalisti Democratici di sentirsi rivolgere la domanda “siete di destra o di sinistra?” Ed è sempre più difficile rispondere che destra e sinistra sono solo delle indicazioni stradali, anche perché non crediamo che si possa risolvere la questione della collocazione politica sfuggendo alla domanda rispondendo in modo banale e qualunquistico. 


 
Il nostro movimento usa quattro parole per descriversi : 
MERIDIONALISTI DEMOCRATICI
federalisti europei



Con la prima parola “Meridionalisti” abbiamo voluto intendere che la nostra area di attenzione è il Mezzogiorno inteso come i territori che formavano l'ex Regno delle Due Sicilie. Per essere ancora più chiari, il nostro raggio di azione comprende i territori delle seguenti Regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e basso Lazio. 

Con la seconda parola “Democratici”, affermiamo la nostra convinzione che il sistema migliore di governo sia quello in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall'insieme dei cittadini. Pertanto siamo per la democrazia, sia come forma di stato, sia per il sistema di vita interna al nostro movimento. Il nostro essere democratici ci porta anche ad avere uno specifico interesse per lo sviluppo dei diritti democratici in tutti i contesti sociali e, pertanto, sentiamo l'esigenza di sostenere i diritti di cittadinanza in tutti gli ambiti, indipendentemente dall'essere meridionalisti o in sostegno dei meridionali. Per diritti di cittadinanza intendiamo i diritti civili, sociali, politici, economici ed etici, propri di ogni essere umano. Nel campo dei diritti civili, siamo per la libertà di parola, di stampa e di informazione, di espressione, per l'autodeterminazione, per il diritto alla sicurezza pubblica e personale e per la libertà di culto (e di non culto), così come siamo per la libertà di sciopero e di non scioperare, e per il diritto a tenere manifestazioni pubbliche, ordinate e nonviolente.

Nel campo dei diritti sociali siamo per la solidarietà intesa anche come intervento statale per il benessere dei cittadini, per l'assistenza sanitaria universale, per le pari opportunità nel campo del lavoro, e siamo per la scuola pubblica. Nel campo della politica siamo per il diritto alla candidatura ed eleggibilità politica, così come siamo per il diritto dei cittadini di organizzarsi in liberi partiti, associazioni o movimenti. Nel campo economico siamo per il diritto di possedere la proprietà privata, di utilizzare capitali propri, di fondare imprese economiche personali e di partecipare al libero mercato. Nel campo dei diritti etici crediamo che i cittadini devono avere il diritto di decidere sul proprio corpo, di quali cure fare o non fare, di vivere il proprio orientamento sessuale senza discriminazioni, e di condurre la ricerca scientifica nella massima libertà, secondo canoni etici ma senza interferenze religiose. 

Con la parola “federalisti” intendiamo che sosteniamo la creazione di un sistema statale composto da due livelli di governo, uno centrale e uno territoriale, con sovranità di ciascuna nelle competenze specifiche. Crediamo che sia necessario un forte governo centrale capace di contrastare lo strapotere delle corporation internazionali che ormai tentano di stravolgere qualsiasi legge che regoli il loro operare. Il governo centrale deve essere capace di difendere i beni comuni contro l'attacco indiscriminato che proviene dalla finanza internazionale e dalle corporation, che vorrebbero privatizzare tutto e sottomettere ogni legge alla regola del massimo profitto. Di pari passo pensiamo che la migliore forma di governo democratico sia quella più vicina alla popolazione governata. Nel nostro caso, vogliamo la costituzione di una macro-regione composta dai territori dell'ex Regno delle Due Sicilie, da federare alle altre macro-regioni italiane ed europee. Un federalismo solidale e non “avvelenato” permetterebbe ad ogni popolo e ad ogni territorio il diritto al rispetto delle differenze negli stili di vita, delle culture e delle tradizioni, portando ad una genuina valorizzazione dell'identità in un contesto caratterizzato dalla collaborazione e dalla solidarietà. 

Con la parola “europei” indichiamo sia il riferimento geografico sia quello culturale e storico. Siamo un popolo europeo che si affaccia sul Mediterraneo affondando le sue radici nella storia e cultura greca, romana, osca e italica. Siamo un popolo che condivide con altri popoli europei una storia millenaria che ha visto l'avanzamento dell'arte, della letteratura, della filosofia, della scienze, della medicina, e del pensiero politico liberal-socialista attraverso l'interazione fra europei, da nord a sud, da est ad ovest. L'Europa dei popoli, suggerita da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi è il tipo di Europa che vogliamo, non certamente quella della Banca Centrale Europea. 

Allora, quando ci chiedono qual è la nostra collocazione politica, ci viene da rispondere che siamo diversi da quello che è oggi rappresentato dalla sinistra, dal centro e dalla destra, per il nostro senso di giustizia sociale e di uguaglianza, ma anche per il nostro rispetto per le differenze basate sul concetto del merito e dell'iniziativa privata. 

Alla fine, quindi, poiché il nostro campo di azione è il riscatto ed il rilancio del Mezzogiorno all'interno di una prassi democratica, nel totale rispetto dei diritti di cittadinanza di ogni essere umano, siamo orgogliosamente fieri di non collocarci fra i partiti nazionali italiani di destra, di centro o di sinistra.



venerdì 10 gennaio 2014

Consiglieri di Bacoli a difesa dei “briganti” contro gli eredi del generale Cialdini !

www.meridem.it
I MeridionalistiDemocratici-federalisti europei elogiano i consiglieri comunali bacolesi, Adele Schiavo e Josi Gerardo Della Ragione, per aver difeso la verità storica contro la decisione della maggioranza del Consiglio Comunale di Bacoli, presa il 17 dicembre 2013, di ringraziare l'Arma dei Carabinieri “per la lotta alla camorra e per la lotta ai briganti” in occasione del bicentenario dell'arma il prossimo giugno.

Adele Schiavo e Josi Della Ragione, del gruppo indipendente, avevano proposto un emendamento in cui chiedevano l’eliminazione della parte della frase relativa alla lotta ai briganti, ma non sono riusciti a convincere i consiglieri del Partito Democratico e di Forza Italia, che invece sono uniti nel portare avanti una visione falsata del cosiddetto risorgimento.

da braccianti a briganti
La giornalista Marica Marzella ha scritto sul sito di Freebacoli che “questa decisione, per chi non sa la storia dei briganti e conosce la parola soltanto nel suo senso dispregiativo, è perfettamente legittima, quasi giusta. Ma per chi la conosce, è una decisione vergognosa. Le 'bande di briganti' erano gruppi, più o meno armati, di persone, tra cui anche ufficiali dell’esercito borbonico, che combattevano per impedire la conquista sabauda della loro terra. Per impedire i saccheggi, gli omicidi, le carneficine che erano diventate un’abitudine all'indomani della famigerata Unità. Persone che hanno combattuto per il loro paese e che, come sempre avviene nella storia, sono state svilite e demonizzate dal vincitore.  Finché le cose non si sanno, ci si può giustificare con la propria ignoranza. Ma non è questo il caso. Molti dei consiglieri, infatti, hanno affermato di conoscere la storia. Ma, nonostante ciò, non hanno cambiato idea.”

Carabinieri nel periodo  post unitario
I Meridionalisti Democratici esprimono massimo rispetto per i carabinieri e per le altre forze dell'ordine che ogni giorno combattono il crimine organizzato, indipendentemente dai dubbi sollevati da diversi magistrati su possibili accordi fra Stato italiano e mafia. Tuttavia, se l'Arma celebra 200 anni di esistenza, ovvero celebra la sua appartenenza allo stato dei Savoia, quello stesso stato che li ha usati assieme ai Bersaglieri per massacrare la nostra gente con la barbara occupazione del 1860-61, allora c'è ben poco da celebrare da parte nostra. L'Arma dovrebbe iniziare un percorso di revisione storica, ammettendo i crimini commessi contro le popolazioni meridionali e semmai riconoscere anche che esistevano i Carabinieri del Regno delle Due Sicilie.

I Meridionalisti Democratici sostengono e ringraziano Adele Schiavo e Josi Della Ragione per la battaglia che hanno fatto per difendere la memoria dei nostri partigiani, dei cosiddetti Briganti, e si ripromettono di continuare con ancora più forza e determinazione la battaglia contro le politiche del Partito Democratico e di Forza Italia, due dei maggiori partiti nazionali, sistematicamente alleati nel sostenere la politica coloniale italiana nei nostri territori.

Fuga dei cervelli dal meridione
Questa politica oggi come allora serve per alimentare una disoccupazione doppia al sud rispetto al centro-nord, una emigrazione che, dalla conquista militare del nostro vecchio stato ad oggi, ha superato 25 milioni di meridionali, un reddito medio pro-capite che è la metà di quello degli abitanti del nord, un disastro ambientale senza precedenti, delle infrastrutture paragonabili a quelle del terzo mondo, un sistema sanitario costoso e scadente e nessuna prospettiva positiva per le giovani generazioni.

Come nel 1860-61, quando ci furono politici meridionali pronti a mettersi al servizio del padrone savoiardo tradendo gli interessi del popolo, anche oggi ci sono quelli eletti nei nostri territori che servono gli interessi economici di gruppi industriali, commerciali e finanziari del nord e delle grosse multinazionali. E' necessario smascherarli e denunciare il loro comportamento, per sconfiggerli e relegarli alla pattumiera della storia attraverso i mezzi nonviolenti che il sistema democratico mette a disposizione.

lunedì 6 gennaio 2014

Il nome del criminale Cialdini rimosso da Mestre!

La verità storica non ha connotazione politica e geografica! 

Ex Piazzale Cialdini
Mestre - Venezia

I Meridionalisti Democratici apprendono e rilanciano con grande soddisfazione la notizia che il Consiglio Comunale di Venezia ha approvato il 17 dicembre 2013 una mozione del consigliere comunale Sebastiano Bonzio di rimuovere il nome del generale Enrico Cialdini, un criminale di guerra, da un piazzale a lui intitolato a Mestre. E' un esempio di quello che dovrebbero fare tutti i comuni italiani e in particolare quelli nel Sud.

Fucilazioni al Sud
durante il "Risorgimento"
Secondo la mozione approvata dal Consiglio Comunale, il generale non sarebbe solo un militare e uomo politico, come riportano i libri di storia ufficiali, ma fu il protagonista della durissima repressione tra Benevento e Gaeta nel 1861 e della campagna contro il cosiddetto brigantaggio. Azioni militari per conto del regno dei Savoia fatte di eccidi, come quello di Casalduni e Pontelandolfo, case incendiate e centinaia di persone uccise. La mozione prende atto che oggi in Internet ci sono molte fonti di gruppi meridionalisti che parlano di Cialdini come di un “massacratore”.

L'Assedio di Gaeta (Lt)
Secondo il consigliere Sebastiano Bonzio, “Enrico Cialdini è indicato anche dai più benevoli come un criminale di guerra, eppure a lui sono state intitolate numerose strade in molte città in Italia, tra cui Mestre”. Bonzio ribadisce che è “contro la mistificazione storica e la retorica risorgimentale”, e che voleva “ripristinare una condizione di verità sul reale ruolo esercitato da talune personalità a cui sono intitolati spazi pubblici”.

Giovani contadini meridionali
trucidati  dall'esercito savoiardo
nel perido della "Unità d'Italia"
"La Nuova di Venezia e Mestre" cita lo storico mestrino Sergio Barizza, che fa notare che “anche Bixio fu autore di un massacro a Bronte, e il suo nome c’è su una rotatoria. Il primo problema è che la storia la scrivono i vincitori, il secondo è l’ignoranza dilagante che fa dimenticare la nostra storia”.

I Meridionalisti Democratici, continuando nell'azione politica e culturale di diffusione della verità storica per il rilancio e riscatto del Sud, plaudono il lavoro del Consigliere Sebastiano Bonzio e la sensibilità del Consiglio Comunale di Venezia che dimostrano il coraggio di fare ciò che ogni città italiana dovrebbe fare, specialmente al Sud: ripristinare la verità storica a proposito del cosiddetto “Risorgimento” e della “Unità d'Italia".


Ufficio di Presidenza
dei Meridionalisti Democratici
www.meridem.org

domenica 5 gennaio 2014

RC auto 2014: La beffa ai danni dei napoletani continua

di Sabrina Creuso

La condizione che ci vede succubi delle RC Auto continua la sua inevitabile scalata ai prezzi più alti ai danni dell’utenza napoletana nonostante la virtuosità dei guidatori.

Non esiste deterrente che possa impedire alle assicurazioni ed alle banche egemoni del Nord, detentrici di assicurazioni, di continuare a spennare letteralmente i possessori di auto obbligati ad assicurare il veicolo nel meridione.

Mai come in questo caso si percepisce il messaggio che esser virtuosi ed evitare fin quanto possibile di ricorrere all’assicurazione in caso di sinistro, anche mettendo mano al portafogli, non aiuta a ribassare la rata dell’assicurazione stessa. Già perché anche per il 2014 c’è l’ ulteriore rincaro della RC auto e soprattutto in Campania, con Napoli e provincia, si paga lo scotto di non avere sul territorio né assicurazioni né banche autoctone in grado di garantire prodotti assicurativi identici ma non derivanti da lobby Nordiste ed accentratrici.

Infatti il rincaro previsto della RC Auto è imminente, a meno che il Decreto Destinazione Italia previsto dal Governo Letta non s'impegni a trovare una soluzione equa per rendere unica la quota da pagare a parità di classe di merito di appartenenza, da Nord a Sud. Pensiero tra l’altro fortemente condiviso da sempre da noi meridionalisti!  E tuttavia, personalmente non mi sovviene alcun precedente in cui il capo del governo italiano si sia messo contro gli affari di Lobby assicurative e bancarie solo per equità sociale, tanto meno per tutelare gli interessi di un Sud “palla al piede” sprecone e nulla facente. Ho seri dubbi!!!

Comunque, se andiamo a dare uno sguardo ai numeri che ovviamente parlano chiaro, ci faremmo un’idea di come stanno le cose.

Leggendo alcuni dati sul “Corriere del Mezzogiorno” che fanno riferimento alla classifica dei sinistri con colpa, stilata da “Facile.it” - portale online di assicurazioni auto - si evince chiaramente che la Campania con il suo capoluogo e le relative province, contrariamente alle dicerie ed alle falsità dei luoghi comuni che ci etichettano come imbroglioni e faccendieri sui sinistri auto, risultano classificate agli ultimi posti in graduatoria fra le regioni d’Italia che sono più esposte ai sinistri. Il che significa che nella nostra regione nel 2013 tre automobilisti su 100 hanno chiamato in causa l’ assicurazione per il sinistro causato o subito.

Eppure paradossalmente, nonostante questi numeri siamo noi che paghiamo le assicurazioni più alte d’Italia.

Al primo posto in graduatoria per maggior numero di sinistri per colpa troviamo l’Umbria con il 5.11%, a seguire la Toscana con 4.85% ed il Lazio con il 4.75%,  Sardegna con 4.70% e Lombardia con il 4.32% , Piemonte con il 4.09%, e Liguria con il 4.01%, Valle d’Aosta e Sicilia con 3.89%, Abruzzo 3.83%, il Veneto 3.81%, L’ Emilia Romagna con il 3.71% , la Puglia con 3.65% , la Campania con il 3.30%, seguono il Trentino alto Adige con il 3.26%, la Basilicata con il 3.21%, il Friuli Venezia Giulia con 2.97% ed il Molise con il 2.25% chiude la classifica.

Vi prego di tener presente sempre la densità di popolazione e l’ampiezza della superficie regionale che fanno la differenza fra le regioni in oggetto e la quantità di auto circolanti in ogni regione. Ovvero, la Campania non può esser paragonata alla Valle d’Aosta.

Una cosa è certa, il problema del rincaro delle assicurazioni nel Mezzogiorno è sempre stato sentito dai Meridionalisti Democratici-federalisti europei come un ennesimo sopruso ai danni di cittadini inermi, e la presa in carico di una class action contro le lobby che favoriscono condizioni migliori al Nord è perseguita e supportata con forza e determinazione da tutti noi affinché equità sociale e condizioni di vita migliori siano garantite a tutti i cittadini senza distinzioni territoriali di alcun genere. 

Il Comitato RC Auto, di cui facciamo parte, è ancora in attesa, assieme a svariate decine di altre associazioni e di qualche grande Associazione dei Consumatori, di ricevere “risposte” dalla politica parlamentare dei vari partiti con sede legale al nord, che hanno sì accolto alcune delle proposte avanzate dallo stesso Comitato, che si badi servono anche per garantire dividendi delle assicurazioni, ma hanno lasciato fuori dal contesto il problema principale: l'apartheid assicurativo, ovvero , a parità di condizioni, se abiti a Napoli invece che a Milano, paghi di più ! 

Questa discriminazione non è più accettabile, e costituisce l'evidenza che dopo quasi 154 anni molto poco è cambiato nel trattarci come la colonia del nord di questo Paese, di cui facciamo parte non per volontà ma per conquista militare.